venerdì 12 agosto 2016

I peccati passati e quelli futuri, chi ne commetterà di più?


Alcune persone dopo aver letto il post sui candidati alla Casa Bianca, hanno criticato alcune mie affermazioni. Chi non lo ha fatto verbalmente perché non mi conosce, ha colto l’occasione per dirmi viso a viso il suo punto di vista.

Ammetto di essere un’appassionata di confronti e mi piace vedere quando la gente esprime il suo parere su questo o quell’altro argomento, mostra un interesse verso determinate, importanti questioni, dà dimostrazione di essere partecipe della vita, in qualche modo è pensante. 

Anche se mi riempirebbe il cuore di gioia vedere tanta animosità anche quando si parla di temi, dove invece, normalmente, vige un generale disinteresse come l’ambiente degenerato dall’attività dell’uomo e quello che possiamo fare per salvarlo dalla distruzione totale.

Ed appunto per tali ragioni, invece di occuparmi dello sfacelo che l’utilizzo sfrenato del petrolio ha causato nell’equilibrio dell’ecosistema, mi tocca parlare di quello causato per il controllo sui suoi giacimenti che ha reso le aree geografiche interessate una estesa zona di smisurato interesse economico. 

Se si parla di America non si può evitare questo discorso e il candidato che uscirà vincitore sarà l’ennesimo presidente a dover gestire la spinosa questione, senza dimenticare che si è aggiunto il fattore terrorismo, figlio di una politica prevaricatrice e di sfruttamento delle potenze occidentali, disinteressate al grave problema della difficilissima convivenza delle diverse etnie nelle zone.

Ecco, se davanti ad un problema di questa portata, un candidato di nome Trump risponde che introdurrebbe una moratoria sull’immigrazione delle persone di religione islamica, mi sembra proprio di vederlo, l’ennesimo muro, innalzato su un’altra religione, così come è stato per prendere le distanze da differenti ideologie. E la storia ce lo insegna, i muri non sono benefici per la serena convivenza delle differenze.

Altro punto della sua campagna è quello dell’abolizione dell’Obamacare, la riforma sanitaria voluta da Obama.
Sappiamo quanto sia controversa la questione delle cure sanitarie in America, legata essenzialmente alla personale capacità economica. Uno dei punti principali della riforma riguarda il divieto per le compagnie di negare la stipula di assicurazioni per alcune patologie, abolirla significherebbe tornare indietro a quando queste persone, indigenti e malate non potevano curarsi. 

Mi sembra francamente il provvedimento di una persona che, fortunatamente per lui, non ha dovuto mai soffrire la disperazione della mancanza di mezzi per poter vivere dignitosamente. E chi non riesce a guardare al di là del proprio naso non mi ispira molta fiducia.

Chiarisco che non ce l’ho con la persona, come qualcuno ha pensato, ma con le sue affermazioni. Il fatto che sia uno degli uomini più ricchi del pianeta non è mio avviso il vero problema, oltretutto se ciò l’ha ottenuto con merito perché ci ha saputo fare possiamo solo applaudire il suo talento, anche se dubito che ciò sia successo senza passare sul “cadavere” di qualcuno.

Ribadisco che Hilary Clinton non è il candidato ideale per me ed il tradimento del marito era un pretesto per mettere in luce alcune sue qualità.
Lungi da me dal considerarla una politica dall’animo puro e chi lo sarebbe a quei livelli? Un ruolo così importante, non deve rispondere solo a sé stesso delle sue decisioni, ma anche alle diverse lobby che ruotano intorno ai poteri forti.
Con il risultato di fare scelte anche contrarie ai propri principi e moralmente discutibili.

Certo se poi deve rispondere anche del comportamento del marito, otto anni di presidenza di uno stato tanto potente che si vanno a sommare a quelli suoi come segretario di stato, beh non ne uscirebbe pulito neanche Gandhi. 
Comunque se vincerà Trump, sarò pronta a valutarne oggettivamente l’operato, senza pregiudizi.

Non alzerò un muro semplicemente perché non rientra tra le persone a me gradite.
In ogni caso, chiunque la spunterà farà errori, commetterà qualche peccato e tradirà almeno un principio dichiarato in precedenza. Questa è la politica, difficile uscirne indenni. 

Alla resa dei conti non sarà mai come avrebbe dovuto essere.


domenica 7 agosto 2016

La moglie tradita ed il miliardario guerrafondaio


Sarebbe la prima donna a ricoprire il ruolo di presidente dello stato più potente della Terra e questo rappresenterebbe un capitolo del tutto nuovo sui libri di storia, senza dimenticare che ciò avverrebbe in un particolare periodo di oscurantismo, in attesa del prossimo passo. Decisivo, fondamentale capace di traghettare l’umanità fuori da questa spirale di odio e violenza che invece ci ha fatto regredire pericolosamente, come se secoli di storia non ci avessero insegnato proprio niente. 

I singoli stati sono arroccati nelle loro posizioni valutate principalmente in dollari e prendono le loro decisioni in base a quanto possono essere vantaggiose o meno da quel punto di vista; non c’è ombra di una visione totale del pianeta, di sentirsi parte di un unico destino, il singolo interesse prevale e l’evoluzione della specie segna una pericolosa battuta di arresto. Il ruolo ed il contesto non sono quindi di poco conto e la persona che si troverà nel bel mezzo a rivestirlo non può essere nella norma. 

Deve possedere delle caratteristiche particolari, capace di far fronte alle diverse pressioni economiche e politiche che spingeranno il mondo verso una terribile lotta ad accaparrarsi le ultime riserve di petrolio ed una presa di posizione seria e fattiva relativamente al possibile disastro dell’ecosistema irrimediabilmente corrotto. Insomma in grado di anteporre alle logiche di profitto e di supremazia, quelle di una pacifica convivenza tra razze, religioni e di vita sostenibile per le generazioni future. 

Una mente illuminata insomma e non è chiedere poco. Dal momento che il Dalai Lama non potrebbe mai diventare presidente di uno stato così importante, allora bisogna prendere ciò che c’è e purtroppo anche facendo i calcoli del male minore. Non sono del tutto sicura che una donna, umorale e volubile, come sono le caratteristiche tipiche del genere, sia in grado di tener testa a questo ingrato compito, mantenendo i nervi saldi anche in caso di scelte difficili ed impopolari. 

Sono però altrettanto certa che il suo avversario, Donald Trump, rappresenta ciò di cui il mondo non ha affatto bisogno, anzi lui è l’antitesi di tutte quelle caratteristiche descritte prima. Se una guida spirituale rappresenta la guida verso la conoscenza, lui apre la strada all’odio che richiama altro odio, alla divisione, alla violenza sia verbale che fisica, all’involuzione. 

Ma è davvero questo di cui il pianeta ha bisogno? 
Un miliardario che avendo sperimentato quasi tutti i settori della vita economica, ha deciso di scegliere come prossimo investimento, la Terra e tutti i suoi abitanti; se dovesse andare male si andrà solo più giù, verso il baratro. Di certo lui avrà calcolato anche questo rischio, ma noi non ce lo possiamo permettere.

La mia paura sull’umoralità di Hillary sarebbe infondata, ho letto infatti che viene considerata l’uomo tra i due, la più preparata, la più idonea e per questo non necessariamente più votata. Qualcun altro ha anche detto che lei rappresenta il passato, quando invece vi è necessità di un futuro nuovo, non credo si riferisse a quello che propina il miliardario.

Se dovessi votare, la sceglierei e non perché non si chiama Donald Trump, ma per come ha saputo gestire la questione del tradimento del marito. Baserei una scelta così importante su una questione apparentemente al di fuori della politica? 

Essere traditi è una condizione nella quale nessuno di noi si vorrebbe mai trovare, quando poi questo avviene pubblicamente si traduce in una messa in ridicolo della vittima, con relativi scandagliamenti sul perché si sia arrivati ad un tale epilogo. 

Lei era la moglie del presidente e nonostante ciò è riuscita ad uscirne vincente, anche se qualcuno potrebbe obiettare che per amor della politica si fa questo ed altro. Io invece credo che è riuscita ad emergere da una questione piuttosto spinosa dove lei stessa era coinvolta a livello personale e lo ha fatto molto bene, ha salvato la faccia che mi sembra nel tempo sia diventata ancor più solare e radiosa.

In un suo libro ha scritto che è rimasta accanto al marito per amore, perché è la persona più interessante che lei abbia mai conosciuto. Non credo sia facile fare tali affermazioni dopo essere stata umiliata sotto i riflettori ed aver subito le critiche di tutti coloro che vedevano in un divorzio l’opportuna conclusione della vicenda.

Spero che usi la stessa determinazione nelle decisioni importanti, senza lasciarsi influenzare e che siano quelle giuste per il pianeta, a dispetto delle pressioni esterne.

Alla fine, dopotutto, ha avuto ragione lei.




domenica 31 luglio 2016

La donna dai mille volti


Ero intenta a scrivere questo post per parlare di una donna, ma un evento improvviso mi ha fatto cambiare idea ed ora eccomi a parlare di un altro personaggio, sempre di una lei si tratta. La prima donna della quale avrei voluto parlare è la candidata alla Casa Bianca, Hillary Clinton, quella che invece ha fatto velocemente virare il mio pensiero, portandomi a decidere di dedicarle queste righe è Anna Marchesini. 

Lo faccio il giorno dopo la sua morte solo perché il mio blog è nato da poco e sia la sua breve vita sia il poco tempo a disposizione non mi hanno permesso di dedicarle il ringraziamento che le avrei sempre dovuto per i momenti divertenti che mi ha fatto vivere.

Lei, donna poliedrica ed elegantemente ironica, ha dato vita a molti personaggi che, come aveva affermato in un’intervista, sono tratti dalla realtà, resi concreti da un’attenta osservazione di ciò che ci circonda. In fondo in ognuno di noi ci sono aspetti di queste personalità, più o meno marcati, ed è l’artista, sia esso un comico o uno scrittore, ad enfatizzarli per farne oggetto di risate.

La sua ironia, fine, a tratti pungente, è espressione di un’intelligenza vivace e profonda che la rende maestra nell’uso dell’espressività e della gestualità che sapientemente prendono il posto delle parole, quando queste potrebbero risultare eccessive. Era in grado di plasmare il suo volto, caratterizzando in maniera brillante questo o quell’altro soggetto, anche a rischio di diminuire la sua bellezza e questo la rendeva un’artista seria e al servizio del pubblico, come poche.

Ha continuato a servirlo anche quando la malattia le ha deformato le ossa, indebolito la salute, cambiato i tratti somatici, ma mai la sua volontà di continuare ad essere artista totale, attrice, autrice, scrittrice, regista.

Ci ha fatto ridere e non solo, ci insegna a ridere di noi stessi, come lei ha fatto di sé, attraverso i suoi personaggi: “ mi pare afferrato il concetto che sono proprio una bella figheira..” quando la fidanzata di Don Rodrigo fa capire quanto sia consapevole della sua avvenenza, nella serie televisiva dedicata ai Promessi Sposi. 
Insomma a non prendersi troppo sul serio, in ogni ambito della vita, soprattutto quelli in cui ci si dedica con passione, come ha fatto lei con il teatro. 

Esilarante la sua ironia sul teatro classico, quello con la t maiuscola, quello importante, in cui gli attori sono tragici sin dalla prima prova di lettura.
“…e dolore… e morte… e lacrime… e paura… e silenzio… e strage…e lutto… e angoscia…e  ansia… e che palle sto spettacolo!”
“…quelle attrici che il teatro è la mia vita, prendo un cappuccino… e mentre lo chiedo già sto facendo Chekov!”

Nella sua ultima intervista a Che Tempo che fa, parla con leggerezza della morte: “…la vita e la morte vanno a braccetto” e racconta della madre che vestiva i morti, soprattutto persone sole che si erano affidate a lei per essere vestite nel momento in cui sarebbero passate ad altra esistenza e di come lei ci parlasse raccogliendo le loro impressioni sugli abiti indossati.

Ed è proprio nel mezzo di un funerale che insieme a Massimo Lopez e Tullio Solenghi ridicolizza i luoghi comuni più gettonati, mostrando la superficialità del pensiero e dell’informazione tipica della nostra società: “…non c’è più la mezza stagione…si passa dal freddo, freddo,freddo al caldo, caldo, caldo, non sai mai che cosa mettere…guardi secondo me è colpa del buco dell’ozono…ma di tutti quei missili che mandano per aria…l’ombrello spaziale…da quando hanno fatto l’ombrello spaziale non piove più! …è vero! ...si stava meglio quando si stava peggio…

L’insegnamento più grande ce lo dà quando si presenta con i segni della malattia, ad aggredire la vita, con grinta ed ottimismo, regalandoci un altro aspetto della sua poliedricità: la scrittura.
In un intervista in cui presenta il suo libro “Moscerine” parla del suo raccontare anche vicende che non ha vissuto ma che nascono da una profonda curiosità e attrazione per la storia delle persone. 
Anche qui un insegnamento a non fermarsi alla superficie di ciò che vediamo e che giudichiamo con troppa fretta. 

“…sono innamorata della vita delle persone…quando si dice ma perché quello fa così, perché potrebbe fare così..nei miei libri c’è la caldissima spiegazione del perché una persona fa in quel modo, non mi interessa come fa, se fa bene o se fa male, mi interessa andare dentro al come ci è arrivato.”






domenica 17 luglio 2016

Soldi per migliorare? No grazie Europa


Ne avevo già parlato in merito ad un altro problema, quello della mancanza dei depuratori in molte regioni italiane che rende il mare una latrina, ben lungi da essere acque incantevoli dove potersi rinfrescare in totale relax. Devo riparlarne oggi che voglio fare una riflessione sulla tristissima vicenda dello scontro tra due treni sulla linea ferroviaria tra Corato e Bari. 

Mi riferisco ai soldi che l’Europa stanzia per la risoluzione di alcuni nostri, gravissimi problemi, giusto per non farci regredire ancora più indietro di un cupo Medioevo, e che noi puntualmente rimandiamo al mittente. Nel caso del tratto ferroviario incriminato, retrogrado e pericoloso, addirittura ci permettiamo il lusso di procrastinarne l’uso tanto che la Procura ha aperto un filone d’indagine per “… lo spostamento da un periodo di finanziamento (2007-2013) a quello successivo (2014-2020) dei fondi Ue per l'ammodernamento della tratta ferroviaria coinvolta nell'incidente.” (fonte Ansa)

Lentezza burocratica, inefficienza, negligenza, nel migliore dei casi; malaffare, ladrocinio, e tutto ciò che di più immorale il possesso del denaro può scatenare in un animo corruttibile senza troppa insistenza, in quello peggiore.
Ho assistito piuttosto sconcertata al balletto di congetture sul probabile colpevole dell’errore, umano in quanto in quel tratto il sistema non è supportato da un sistema automatizzato. Una persona da esporre alla pubblica lapidazione, un uomo da condannare, almeno da poter appagare quel generale senso di giustizia terrena che prevede la caccia e la successiva cattura del reo peccatore, il resto del lavoro lo dovrebbe fare il buon Dio. 

Purtroppo però si tratta di una persona già condannata che se non ha pagato con la sua stessa vita, di certo avrà guadagnato un’esistenza flagellata dai sensi di colpa e dal rimorso. 
E dopo aver trovato il responsabile dell’errore, in una logica scala di attribuzione di colpevolezza ci dovrebbero essere loro: gli amministratori della cosa pubblica, coloro che quei soldi non li hanno utilizzati. E qualcuno con l’umore giusto per giocare direbbe “fuocherello”, in fondo se l’occasione di quell’aiuto europeo fosse stata prontamente sfruttata, di certo il post odierno sarebbe dedicato ad un altro argomento.

Però non ci siamo ancora, il centro della questione non è il politico o l’amministratore di turno, loro sono solo lo specchio della società, quindi di tutte quelle persone che la costituiscono. Anzi a dirla meglio il sistema che tutti, nessuno escluso, contribuiscono a mettere in piedi. E allora sì che quando si chiama in causa la società nella sua interezza, si può gridare “fuoco!”

Lo specchio ci rimanda infatti una brutta, bruttissima immagine, di una collettività poco incline al rispetto delle regole, dove ognuno nel proprio piccolo, si ricava una spazio in cui far fiorire il privato interesse, a discapito del prossimo. 

Il male si infiltra sempre dove trova terreno fertile, dove può far scorrere le lunghe, insidiose radici, lì dove non incontra resistenza o questa è così debole che non fatica a procedere. Insistente ed incessante, neanche troppo lentamente, ed ecco che nel giro di qualche tempo, il campo è infestato e non vi è altro rimedio che sradicare fin nel profondo quelle radici che sono diventate enormi tentacoli. È necessario se non indispensabile uno sconvolgente cambiamento culturale, ma la società deve volerlo. Non mi pare che ci sia questa volontà, comunque è molto, troppo debole.

Percorrevo l’altro giorno un sottopassaggio di una stazione, dove qualcuno ha disegnato stupendi murales, rendendo quel posto decisamente meno lugubre e tra tanti disegni è stata scolpita una frase sul muro che mi sembra piuttosto calzante, colui che l’ha pronunciata è Martin Luther King:

“Può darsi non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non farete nulla per cambiarla.”

domenica 3 luglio 2016

Il Brexit e un passo indietro dalla Federazione dei pianeti uniti


La Gran Bretagna ha scelto di essere fuori dall’Europa ed è realtà di oggi. La Federazione dei pianeti uniti è il governo interstellare che unisce gli umani ed altri popoli simili in un’unica istituzione. Siamo nell’anno 2373 e la realtà è quella della finzione cinematografica della serie televisiva Star Trek, scaturita da una brillante idea del suo lungimirante sceneggiatore. Semplice utopia, ideale di un mondo irrealizzabile o inevitabile finale di una storia del pianeta ancora tutta da scrivere?

La cosa certa è che attualmente un paese, l’Inghilterra, ha scelto di tirarsi fuori dalla vasta regione chiamata Europa che, almeno geograficamente continuerà ad inglobarla. 
In genere coloro che sostengono una scelta di questo tipo non hanno una visione globale del pianeta, ma tendono a focalizzarsi sul territorio di appartenenza, vedendolo costantemente sotto minaccia di invasioni straniere o economicamente danneggiato dagli inevitabili vincoli dettati dall’essere parte di una grande comunità. 

A quel punto per convincere anche le altre menti che allontanarsi è la scelta giusta, fanno leva sui sentimenti di paura, orgoglio e protezione delle generazioni future da queste terribili minacce.
Se si pensa al luogo in cui si vive come una terra blindata dai confini invalicabili è normale vedere ogni possibile interferenza esterna come un’insopportabile intrusione, ma se ci si considera abitanti di una piccola parte dell’immensa distesa di terra che è il pianeta che occupiamo, allora il punto di vista cambia e non di poco. 

Sono molte le minacce che l’intero globo deve fronteggiare nel suo immediato futuro: l’odio crescente per le differenti appartenenze religiose e quello ancestrale per le diverse etnie, senza dimenticare il rischio sempre più concreto di una rottura definitiva dell’equilibrio dell’ecosistema che metterà in pericolo l’esistenza della razza umana nella sua interezza.

Il concetto banale è quello che vede nell’unione la forza, lo avevano ben compreso gli antichi Romani che per governare i vari stati utilizzavano il motto “divide et impera” ossia dividi e comanda in modo da evitare che i singoli popoli si coalizzassero da risultare poi vincenti contro il potere di Roma. 

Se davvero si desidera un futuro sereno e di prosperità per sé e per le generazioni che verranno è importante cominciare a ragionare in termini diversi, guardare al di là del proprio naso e dei confini nazionali. Dovremo arrivare a sentirci cittadini del pianeta, perché nonostante i bastoni tra le ruote del progresso, lanciati da coloro che rivendicano le loro appartenenze di qualsivoglia origine, religiosa, etnica, sociale, il cammino dell’evoluzione ci porterà ad un’immensa fusione popolare. Che al pari di quella nucleare sarà sconvolgente, rivoluzionaria e ci lancerà molto, molto avanti nel viaggio verso lo sviluppo della specie, quello ecosostenibile. 

Lo ha compreso chi ha costruito il nostro futuro nella finzione del telefilm Star Trek: la Federazione dei pianeti uniti che unisce i popoli di diversi pianeti oltre la Terra. Tante culture differenti mischiate in un’unica supercultura della logica, della scienza e della tecnologia. 

E quelli che oggi pensano che è conveniente dal punto di vista economico dividersi dal resto dal mondo, dovrebbero riflettere sulle parole del capitano Picard, nobile condottiero dell’astronave Enterprise: 

“L’ economia del futuro è piuttosto diversa: il denaro non esiste nel 24° secolo, l'acquisizione della ricchezza non è più la forza motrice delle nostre vite. Noi lavoriamo per migliorare noi stessi e il resto dell'umanità.”*

*(tratto dalla voce di Wikipedia “Federazione dei pianeti uniti”).


domenica 26 giugno 2016

Negli abissi il blu più profondo, bizzarre creature marine e un pò di ... spazzatura


Qualche giorno fa avevo visto un documentario sugli abissi marini e le incredibili creature che li popolano. Un bellissimo filmato all’interno di una serie riguardante il Pianeta Terra sul canale digitale Netflix. 

Sono rimasta affascinata dalle meraviglie che caratterizzano queste oscure profondità e ancor di più dal monito lanciato dal narratore alla fine della proiezione. Dobbiamo rifletterci tutti, ne va della nostra stessa sopravvivenza. Ma andiamo per gradi, è necessario infatti che faccia qualche accenno a cosa, di incredibilmente prezioso, rischiamo di perdere.

Tra queste profondità cariche di un blu scuro come la notte, si aggirano esseri viventi di tutte le dimensioni, con sfumature di colori difficilmente riproducibili, con l’unico scopo di nutrirsi per continuare a navigare in queste acque cristalline. Devono dare seguito alla loro specie e questa è la costante che in natura lega tutte le creature, ed ogni mezzo è buono per riuscire nell’intento. Si può assistere anche a lotte crudeli alla ricerca di nutrimento, ma non vi sono altre finalità all’infuori della sopravvivenza. 

Anche in questi abissi a chilometri di distanza dalla superficie, la vita brulica, anche nei posti più inospitali. Basti pensare che gli oceani rappresentano il 90% delle aree del pianeta in cui la vita può prosperare, per arrivare a credere che questa è possibile anche in condizioni a dir poco inospitali. Sotto i fondali dell’Oceano Atlantico, una catena vulcanica lo percorre per 72000 chilometri, dividendolo in due. 

Da alcune fessure al suo interno fuoriesce acqua surriscaldata carica di minerali disciolti, un cocktail di sostanze chimiche a 400 gradi centigradi, tossico e letale per tutti, ma non per una specie di batteri che qui prosperano, diventando fonte di nutrimento per altre specie.

Dalla forma di vita più semplice si passa a quella più grande di tutto il pianeta: la balenottera azzurra che può arrivare a 200 tonnellate di peso, il doppio del dinosauro più grande. Si nutre di krill, crostacei simili a gamberetti, arrivando a consumarne 4 milioni al giorno. 

La sua vita è legata alla costante fertilità degli oceani e purtroppo questa è ormai seriamente minacciata dai cambiamenti climatici. Il plancton non fiorisce e a queste enormi creature manca il necessario nutrimento, tanto che oggi ne rimangono meno del 3% di esemplari.

Ma se il plancton scarseggia, l’uomo ha pensato di far fiorire tra i fondali, un’altra specie, tutta nuova e di sua particolare produzione: l’immondizia. 
Una spedizione scientifica giunta nella fossa delle Marianne, ha fotografato splendide creature colorate, e con somma sorpresa, nel mio caso mista a sdegno: un contenitore di plastica, una lattina di birra ed un sacchetto di plastica. 

Chissà quanti chilometri avranno percorso, lontano da chi avrebbe dovuto gettarli nei luoghi opportuni.
Stiamo in tutti i modi attentando la vita animale e vegetale in ogni dove di questo pianeta, ma non potremmo farlo a lungo, a nostro piacimento. 

Ci sarà un momento in cui la resa dei conti sarà drammatica, ma sarà troppo tardi. Possiamo ancora invertire la rotta.
Concludo con le parole del narratore del documentario, non devo aggiungere nulla.

“Il nostro pianeta è ancora ricco di meraviglie. Nelle nostre mani abbiamo la sopravvivenza dell’intero regno naturale del nostro pianeta, possiamo distruggerlo o conservarlo: sta a noi scegliere.”


domenica 12 giugno 2016

Lettera aperta al maschio contemporaneo


Lo ammetto, la fonte dalla quale parto per scrivere questo post utilizza un linguaggio molto colorito e non fa parte del mio stile. Ma come potevo ignorare un messaggio talmente ironico da essere dissacrante, così diretto da risultare veritiero, all’apparenza tanto superficiale per svelarsi poi paradossalmente profondo?

E soprattutto non potevo ignorare il fatto che fosse una donna a scrivere apertamente ad un uomo, mettendo onestamente in discussione sé stessa, il contesto e certo anche lui, spettatore confuso di importanti cambiamenti.
Ci troviamo di fronte ad un contesto profondamente cambiato, dove l’innovazione tecnologica ha invaso la sfera delle relazioni sociali. 

Le immagini contano più delle parole e spesso quest’ultime si preferisce digitarle piuttosto che esprimerle a voce. Con la concreta possibilità di ritrovarsi a fare sesso virtuale piuttosto che nella sacra intimità di un’alcova. E alla fine si rischia pure di accontentarsi di ciò che si può avere a buon mercato, rinunciando a raggiungere la versione in carne ed ossa.

Un vecchio proverbio dice che il troppo storpia, e sta ad indicare che ogni eccesso è controproducente, quindi penso che se i mezzi invadono le nostre menti di immagini erotiche, si rischia di ottenere l’effetto opposto. Maggior numero di merce esposta, minor desiderio di acquistarla. Ci si mettono pure i cambiamenti culturali che hanno reso la donna di certo più indipendente, i generi incerti e i costumi più facili. 

Abbondanza di riferimenti alla sacra virtù della donna che si somma alla facilità con cui, rispetto al passato, ci si può arrivare, che portano il vecchio cacciatore a ritrarsi, impaurito e confuso. Senza neanche imbattersi nel tradizionale, laborioso corteggiamento, lungo certo, ma per questo affascinante. Si diventa veloci ed immediati come vuole la realtà 2.0, se non ottengo subito ciò che cerco, passo ad altro.

La parte che più ho apprezzato è quella in cui la donna fa autocritica, un esercizio sempre di grande difficoltà. Insomma, perché mai l’uomo dovrebbe affaticarsi tanto a raggiungere la sacra virtù se questa appartiene ad una donna in eterna contraddizione, che vuole una cosa e il suo esatto opposto, emancipata ma se si tratta di pagare il conto al ristorante… no grazie, in perenne ricerca di un equilibrio, in apparenza desiderato ma nei fatti regna il caos?

Tutto questo accade nella società dove conta ciò che appare, dove un pelo fuori posto ci fa sentire a disagio, dove le umane fragilità si cerca di cacciarle in fondo in fondo, nel pozzo delle cose da nascondere. L’importante è che sembri una cosa diversa, priva di difetti e sbavature. 

La verità è che non siamo affatto così, paradossalmente questa società ci fa crescere molto meno perfetti di quello che vorrebbe mostrare. E noi siamo lì, con molte insicurezze e poche certezze, pensando di essere tra i pochi sfortunati.

Basterebbe guardarsi, noi tutti che ne facciamo parte, con meno sospetto  e maggior benevolenza, e ricercare un contatto fisico autentico, privo di artefici.

Perché, come dice la donna della lettera: “…serve a riscoprirci umani. Fatti di carne e istinti e sapori e odori, così come siamo. Non come appariamo.”