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domenica 14 maggio 2017

Anche il frivolo è indispensabile



Qualche lettore mi ha fatto notare l’importanza dei temi che sono trattati in questo blog, e quanto il tutto fosse estremamente serioso. Ho risposto che alcuni argomenti necessitano di uno stile poco incline all’ironia. E comunque se si vuole strappare un sorriso a chi legge, lo si deve fare in maniera molto oculata. Per non risultare offensivo o superficiale. 

Lo scopo di molti articoli qui postati è quello di provocare una riflessione più che una risata, anche se chi mi parlava si riferiva proprio a quello. O più precisamente al fatto che chi non mi conosce, si può fare un’idea non proprio esatta di me. Di una persona estremamente seriosa, poco incline all’umorismo o a parlare di cose futili. 

Come scrissi in un precedente post, sulla scia di una recente ricerca, decisi di iniziare a staccarmi dal giudizio altrui. Questo non vuol dire che se gli altri mi fanno notare qualcosa, debba ignorarlo. Ho pensato che in effetti sto rimandando la scrittura di alcuni articoli che trattano argomenti leggeri, che rasentano la frivolezza. 

Cose di cui mi capita di parlare con colleghi o amici, che mi incuriosiscono ma che inserisco sempre alla fine di una lista di argomenti che non riesco ad ignorare. Che reputo più importanti e che in effetti lo sono. La vita di tutti i giorni però corre anche su questioni di poco conto, cose che, se nessuno ne parla, non cambia molto nel destino di noi tutti. 

Magari scegliendo qualcosa che stimola la curiosità si può arrivare ad essere profondi anche parlando di moda, se alla fine non si rimane disinteressati rispetto alla necessità di non comprare voracemente. C’è da chiedersi se si può vivere senza pensare a nulla, senza considerare la realtà che ci circonda. Veramente in tutte le nostre scelte dovremmo considerare cosa e chi è intorno a noi, valicando il confine del nostro, esclusivo universo. 

Se pensiamo che questo cambierebbe in primo luogo la nostra qualità di vita, metteremmo in atto un cambiamento più a cuor leggero. Se viviamo in un contesto dove ogni persona prima di agire comincia a pensare di non essere sola, che ciò che farà avrà un effetto su altre persone e sul luogo in cui vive, e più in grande sullo stesso pianeta che la ospita, le cose cambierebbero nel profondo. 

A quel punto potremmo permetterci di essere frivoli, ogni tanto, di non pensare a nulla, nel momento in cui ci sdraiamo su un comodo sofà e sorseggiamo una bevanda in totale relax. 

È decisamente liberatorio ritagliarsi un spazio del tempo che scorre, per dedicarlo solo al nostro benessere. Volersi bene è importante e se lo accompagniamo anche con una sana risata lo è molto di più. 

Una volta appurato che si può essere seri, impegnati, divertenti, frivoli e coscienziosi, valutando opportunamente cosa sia meglio mettere in campo in una determinata occasione, affrontiamo la superficialità con serietà. Ridiamo pure del nulla se non rappresenta una caratteristica fissa della nostra giornata, così come il parlare del futile può essere accettabile se non ci dimentichiamo degli altri nel normale agire. 

Per essere coerente devo, a questo punto, dare risalto ad una notizia riguardante una cosa piuttosto leggera, ossia l’emissione di particolari francobolli da parte dell’amministrazione postale delle Nazioni Unite.

Dodici francobolli che raffigurano una specie di animali o piante, a rischio di estinzione. Lo squalo volpe o il baobab di Grandidier potrebbero essere prossime alla definitiva sparizione da questo pianeta e sembra che l’Onu metta in atto questo mix di utile e dilettevole da oltre 20 anni. 

Lo trovo veramente interessante, sempre che non diventi agli occhi della gente solo un’espressione artistica, priva di ogni riflessione su ciò che stiamo causando all’ecosistema. Qualcuno si chiederà pure cosa c’entra lui personalmente con la scomparsa della rana verde escavatrice. 

In realtà anche lui ne è responsabile dal momento che compra quando non necessario, consuma eccessivamente rispetto alle sue necessità, rilascia nell’aria e nell’acqua sostanze dannose conseguenti a questi consumi.

Nell’ordine mondiale delle cose sembra che non cambi nulla senza la rana verde escavatrice. Ma un pezzo in meno in una scacchiera ben organizzata quel’è l’ecosistema, è l’ennesimo danno da riparare. 

In definitiva un francobollo può portare al cambiamento.



venerdì 12 agosto 2016

I peccati passati e quelli futuri, chi ne commetterà di più?


Alcune persone dopo aver letto il post sui candidati alla Casa Bianca, hanno criticato alcune mie affermazioni. Chi non lo ha fatto verbalmente perché non mi conosce, ha colto l’occasione per dirmi viso a viso il suo punto di vista.

Ammetto di essere un’appassionata di confronti e mi piace vedere quando la gente esprime il suo parere su questo o quell’altro argomento, mostra un interesse verso determinate, importanti questioni, dà dimostrazione di essere partecipe della vita, in qualche modo è pensante. 

Anche se mi riempirebbe il cuore di gioia vedere tanta animosità anche quando si parla di temi, dove invece, normalmente, vige un generale disinteresse come l’ambiente degenerato dall’attività dell’uomo e quello che possiamo fare per salvarlo dalla distruzione totale.

Ed appunto per tali ragioni, invece di occuparmi dello sfacelo che l’utilizzo sfrenato del petrolio ha causato nell’equilibrio dell’ecosistema, mi tocca parlare di quello causato per il controllo sui suoi giacimenti che ha reso le aree geografiche interessate una estesa zona di smisurato interesse economico. 

Se si parla di America non si può evitare questo discorso e il candidato che uscirà vincitore sarà l’ennesimo presidente a dover gestire la spinosa questione, senza dimenticare che si è aggiunto il fattore terrorismo, figlio di una politica prevaricatrice e di sfruttamento delle potenze occidentali, disinteressate al grave problema della difficilissima convivenza delle diverse etnie nelle zone.

Ecco, se davanti ad un problema di questa portata, un candidato di nome Trump risponde che introdurrebbe una moratoria sull’immigrazione delle persone di religione islamica, mi sembra proprio di vederlo, l’ennesimo muro, innalzato su un’altra religione, così come è stato per prendere le distanze da differenti ideologie. E la storia ce lo insegna, i muri non sono benefici per la serena convivenza delle differenze.

Altro punto della sua campagna è quello dell’abolizione dell’Obamacare, la riforma sanitaria voluta da Obama.
Sappiamo quanto sia controversa la questione delle cure sanitarie in America, legata essenzialmente alla personale capacità economica. Uno dei punti principali della riforma riguarda il divieto per le compagnie di negare la stipula di assicurazioni per alcune patologie, abolirla significherebbe tornare indietro a quando queste persone, indigenti e malate non potevano curarsi. 

Mi sembra francamente il provvedimento di una persona che, fortunatamente per lui, non ha dovuto mai soffrire la disperazione della mancanza di mezzi per poter vivere dignitosamente. E chi non riesce a guardare al di là del proprio naso non mi ispira molta fiducia.

Chiarisco che non ce l’ho con la persona, come qualcuno ha pensato, ma con le sue affermazioni. Il fatto che sia uno degli uomini più ricchi del pianeta non è mio avviso il vero problema, oltretutto se ciò l’ha ottenuto con merito perché ci ha saputo fare possiamo solo applaudire il suo talento, anche se dubito che ciò sia successo senza passare sul “cadavere” di qualcuno.

Ribadisco che Hilary Clinton non è il candidato ideale per me ed il tradimento del marito era un pretesto per mettere in luce alcune sue qualità.
Lungi da me dal considerarla una politica dall’animo puro e chi lo sarebbe a quei livelli? Un ruolo così importante, non deve rispondere solo a sé stesso delle sue decisioni, ma anche alle diverse lobby che ruotano intorno ai poteri forti.
Con il risultato di fare scelte anche contrarie ai propri principi e moralmente discutibili.

Certo se poi deve rispondere anche del comportamento del marito, otto anni di presidenza di uno stato tanto potente che si vanno a sommare a quelli suoi come segretario di stato, beh non ne uscirebbe pulito neanche Gandhi. 
Comunque se vincerà Trump, sarò pronta a valutarne oggettivamente l’operato, senza pregiudizi.

Non alzerò un muro semplicemente perché non rientra tra le persone a me gradite.
In ogni caso, chiunque la spunterà farà errori, commetterà qualche peccato e tradirà almeno un principio dichiarato in precedenza. Questa è la politica, difficile uscirne indenni. 

Alla resa dei conti non sarà mai come avrebbe dovuto essere.


domenica 8 maggio 2016

L'estremismo... a due passi dalla dittatura


Qualche settimana fa ho pubblicato un post sulla tendenza del mondo della moda a fissare taglie impossibili alle modelle che vedono il loro giro-vita strozzarsi o allargarsi in deroga al più elementare principio di rispetto della persona. Allora ho pensato che l’unico antidoto fosse promuovere uno stile di vita sano e rispettoso dell’ambiente e delle aspettative, ed è stato a questo punto che una mia amica mi ha chiesto se per caso non fossi un’estremista vegana. 

Io ovviamente ho allontanato subito la possibilità di una tale etichetta, chiedendomi subito dopo il perché, anche solo l’idea di apparire come un’estremista mi spaventasse tanto.
Non avevo altra scelta che cercare il termine sul dizionario e la risposta era presto data: colui che segue e propugna idee, tendenze e metodi intransigenti ed estremi, specialmente nella politica. 

E visto che le tendenze ed i metodi dell’estremista sono intransigenti era opportuno cercare il significato anche di quest’altro termine: l’intransigente è quello che non transige, non indulge, non concede. Che è irremovibile nelle proprie idee, nei propri programmi ed è rigido nel farli osservare.
Quindi se è vero che il campo nel quale meglio si possono spendere questi termini può essere quello della politica, la realtà odierna ci insegna che la tendenza alla rigidità mentale è propria di persone comuni, insospettabili travestiti da innocui democratici. 

La mia amica aveva ragione a farmi questa domanda, potrei in effetti sembrare un’integralista del ravanello & C. ed ancora una volta mi trovo a che fare con un termine che non ispira niente di buono ed il dizionario mi dà ragione. Infatti l’integralismo è un esasperato rigore nell'applicare i princìpi di una dottrina nell'ambito sociale, culturale o religioso. 
Anche in questo caso l’apertura al prossimo ed ad eventuali conciliazioni con altre idee è un’utopia e non è certo un passo verso l’evoluzione della specie, obiettivo al quale dovremmo sempre tendere.

Insomma tante facce di un unico modo di vedere la realtà, o bianco o nero, senza sfumature, con un giudice interno, irragionevole ed irremovibile tanto con il prossimo ed ancor di più con sé stessi.
Il dittatore è quindi colui che meglio risponde a questo ritratto monocolore, ma che c’azzecca Hitler o Stalin con il rigido consumatore di fiori e raperonzoli? 

All’apparenza nulla, anche solo se ci si sofferma a pensare a quanta parte hanno avuto questi individui nella storia dell’essere umano, rispetto ad un “innocuo” consumatore di fibra vegetale. Innocuo fino a quando non deciderà anch’egli di imporre le sue idee alla collettività, considerandole le uniche accettabili. 

Il problema nasce quando un illogico pensiero, privo del minimo buonsenso o riscontro scientifico, emerge dalla propria sfera di circuiti neuronali con l’insana ed incontrollabile smania di violare le altrui menti e plasmarle fino a convincerle che la propria teoria è quella vincente. E la storia ci insegna che non è così difficile, se si possiedono le giuste caratteristiche di personalità. 

Ecco che allora il rigido vegano è un estremista per di più dittatore se impone la propria dottrina al figlio in crescita portandolo ad uno stato di carenza di nutrienti o il rigido boicottatore di vaccini comincia una campagna di denigrazione priva di un riscontro scientifico che avalli la sua teoria, provocando però gravi danni alla comunità intera.

L’antidoto migliore è quello di portare ogni individuo a ragionare autonomamente, attraverso l’uso di generose dosi di buonsenso, in modo da essere poco o per nulla influenzabile da bizzarre o ancor peggio folli idee. Ed ecco che il dittatore in erba verrebbe privato del suo primario nutrimento. Le altrui menti da modellare a proprio gusto.

Non mi sembra compito banale, ma bisogna approfondirlo. Come al solito in un prossimo spazio concessomi dalla rete.


domenica 21 febbraio 2016

A proposito del pacchetto


Una persona che ha letto il mio penultimo post del giorno di San Valentino con annesso racconto, mi ha rivolto un’osservazione. “Hai parlato dell’amore come l’insieme di sesso e sentimento, ma quando una persona per qualche motivo, magari di salute, il sesso non lo può fare, allora vuol dire che non ama?” 

Io ho risposto che la mia considerazione non voleva essere assolutamente discriminatoria nei confronti di chi non può accedere ai piaceri carnali. Ponevo solo l’accento sulla non autenticità del sentimento, quando invece viene fatto passare come veritiero per pura comodità. Riferendomi alle unioni standard, in assenza di problemi o gravi impedimenti. 

Appena possibile mi precipito a verificare sul dizionario altre definizioni del sentimento che fa girare il mondo, in antitesi con quello che lo fa rivoltare: l’odio. E annoto quanto ho tralasciato l’ultima volta. 
L’amore è un sentimento di vivo affetto per una persona e, aggiungo io, qualsiasi essere vivente destinatario delle nostre dolci attenzioni. L’amore per le cose, gli oggetti anche cari, quello lo ritengo di un’altra categoria e non mi dite che “beh ma io la mia macchina la adoro”. 

Questa volta non scriverò un altro post per l’amore verso le cose; posso però dire che lo considero un forte attaccamento che magari riporta la memoria a ricordi piacevoli, vissuti con altri esseri, di qualsiasi specie. A questo punto non tralascio proprio nessuno. Nessuno si deve sentire diverso, anche se nella realtà dei fatti, non può fare determinate cose. 

Ciò vale assolutamente se parliamo di amore, sentimento universale, non esclusivo, esprimibile nelle forme più incredibilmente varie. In presenza di un problema che impedisce di esprimerlo completamente, l’affetto se vivo troverà di certo più di un modo per arrivare all’altro.

L’amore, l’importante è che ci sia, anche in sottofondo, in quanto rappresenta la spinta verso l’evoluzione. Ed è a questo che l’umanità intera deve tendere. 

Il sesso, a questo punto non vorrei commettere altre gaffes, per cui mi affido a qualche riga rubata allo scrittore Cesare Pavese ne “Il mestiere di vivere” per definirlo con un sorriso:

“Il sesso è un incidente: ciò che ne riceviamo è momentaneo e casuale; noi miriamo a qualcosa di più riposto e misterioso di cui il sesso è solo un segno, un simbolo.”