Visualizzazione post con etichetta Persone interessanti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Persone interessanti. Mostra tutti i post

domenica 11 febbraio 2018

Da Netflix a Landflix, lo spettatore che diventa protagonista

Quante volte guardando una serie televisiva non abbiamo desiderato essere dentro al contenitore insieme ai protagonisti, vivere con loro quella realtà. Estraniarci dalla quotidianità per essere catapultati in un mondo divertente, poliziesco, thriller, fantascientifico, o bizzarro, a seconda dei gusti e delle inclinazioni di ognuno di noi. 

Per quanto mi riguarda i mondi dei quali avrei voluto far parte, li devo selezionare tra le tante serie che hanno accompagnato la mia infanzia e adolescenza. Tutte amate, ma alcune mi sono rimaste nel cuore. 

Sarebbe stato a dir poco emozionante incontrare l’extraterrestre più simpatico di tutti i tempi televisivi, un giovanissimo Robin Williams proveniente dal lontano pianeta Ork. Mork e Mindy mi ha fatto considerare la possibilità che non fossimo unici in questo Universo.

Quanto avrei voluto per una volta viaggiare attraverso i secoli in compagnia del fascinoso scienziato e del suo strampalato amico Al? Un viaggio nel tempo è riuscito a rafforzare il mio amore per la fantascienza. 

Fame o meglio conosciuto in Italia come Saranno famosi ha abilmente raccontato le vicende di alcuni giovani che cercano conferma del loro talento in una famosa accademia newyorchese. Chi non avrebbe voluto tentare un passo di danza con il talentuoso Leroy?

E quanto avrei desiderato voltarmi verso il piccolo Arnold, durante una spassosa partita a Monopoli e con espressione un po’ minacciosa rivolgergli la famosa frase “Cosa stai dicendo Willis?” che sarebbe diventata: “Cosa stai dicendo Arnold?” riuscendo forse ad accattivarmi la sua contagiosa simpatia. 

La serie è Different Strokes, qui l’umorismo riusciva sapientemente a legarsi alla riflessione su temi importanti quali il razzismo o l’abuso di droghe. Per quanto alcuni attori della serie hanno avuto gravi problemi in questo senso qualche tempo dopo.

Passano gli anni, la tecnologia avanza e può accadere che i sogni di una bambina possano magicamente realizzarsi. La serie cambia il suo contenitore che non è solo più il televisore, ma ad un costo molto basso può essere visualizzata su qualsiasi dispositivo, un computer, un tablet e persino un cellulare.

La rete televisiva americana Netflix lo rende possibile. Una rivoluzione nel mondo cine-tv, ma il mio sogno di tanti anni fa rimane tale e senza possibilità di realizzarsi. 

Fino ad oggi, al momento in cui entra in scena Landflix. Il computer che Netflix ha reso possibile come contenitore delle serie preferite diventa anche il luogo in cui Landflix mi concede il privilegio di accedere a quel mondo proibito per i non addetti. Un gioco che diventa il lasciapassare dello spettatore verso la realtà delle serie tv, e non solo. 

È lui, a questo punto, il protagonista in un nuovo universo che è un connubio, testimone dei tempi che evolvono. Il mondo dei giochi entra magicamente in quello della televisione, stravolgendone i ruoli, mantenendone però l’originalità dei contesti e l’intenzione di chi li ha ideati. Anche i protagonisti conservano i loro connotati, va solo registrata una nuova entrata, una scrittura imprevista, la nostra.

Se vogliamo che questo sogno possa realizzarsi questo è il momento giusto per esprimere la nostra volontà. Siamo nel momento clou della campagna Kickstarter che deciderà le sorti di questo progetto tutto italiano. Fantastico Studio è la società che lo ha creato. 

Il Kickstarter ci dice quanti soldi sono necessari affinché un prodotto si possa realizzare, ed ognuno di noi può partecipare alla sua realizzazione attraverso un contributo, piccolo o grande, che viene addebitato solo se il tutto va a buon fine. Si può decidere di dare anche solo un euro o di offrire la quota necessaria per una copia del gioco più una maglietta o un poster. Più è alto il numero dei sostenitori, più ci sono possibilità che l’idea si concretizzi. 

Sostengo con molto piacere questo progetto, conosco bene le persone che lo hanno creato e quanto duro, durissimo lavoro ci sia dietro. Anni di preparazione, di studio, di ore sottratte al divertimento, nella speranza di emergere nel difficile e competitivo mondo dei videogiochi. 

L’Italia poi non è certo il paese delle opportunità, e se non si hanno le giuste conoscenze che indirizzano verso i grandi finanziamenti si rischia di restare sempre al punto di partenza. Fantastico Studio è nato grazie ad un piccolo contributo da parte di una società già affermata che ha creduto in loro, ora tocca a noi confermare quella fiducia. 

Sarebbe bello creare un precedente nel nostro paese, nel quale i giovani devono crearsi le loro opportunità e dove spesso anche il migliore entusiasmo non è garanzia di successo e la delusione allontana le persone verso altri luoghi. 

Potremmo invertire la tendenza e magari grazie ad un esito positivo avvicinare la gente a questa nuova possibilità, il Kickstarter, ancora poco conosciuto da noi, così che possa essere utilizzato anche per altre idee originali da giovani desiderosi di concretizzarle. Una raccolta fondi basata sull’entusiasmo e sulla fiducia delle persone. Per una volta senza altre condizioni esterne ad inquinare l’onestà delle intenzioni.

In questo caso, c’è anche uno scopo egoistico per me. Un sogno dell’infanzia che si realizza è quanto di più incredibile possa accadere. Se poi i sogni che diventano realtà sono due, il tutto assume l’aspetto di un miracolo. Non accade tutti i giorni che dei ragazzi vengano premiati per il loro merito. Non in Italia.

Andate a questo collegamento per offrire il vostro contributo al progetto Landflix: http://kck.st/2E68a2w





martedì 18 luglio 2017

100° post e un ringraziamento speciale


Se penso che sono passati più di due anni da quel giorno in cui decisi che non volevo continuare a scrivere senza far sapere nulla della mia passione, senza che gli altri venissero a sapere cosa ne penso di questo o quell'argomento. Con il tempo qualche insicurezza si è sciolta lasciando il posto alla convinzione che se riesco ad osservare bene la realtà che mi circonda, posso regalare agli altri riflessioni che si sono perse nella velocità del vivere quotidiano.

Ho pensato che ciò che ci manca è proprio deconcentrarci da noi stessi e lasciare una parte di neuroni dedicati ad elaborare cose che non ci riguardano personalmente. Né noi né nostri familiari, altre persone che neanche conosciamo ma che, per qualche motivo, incrociamo lungo il nostro cammino.

Cominciare a riflettere sul perché certe persone si comportano in un certo modo e se possiamo fare qualcosa per cambiare determinate situazioni. L'immobilismo dovuto all'eccessiva concentrazione sulle nostre esistenze é il peggior frutto della società moderna.

Non è stato facile parlare di alcuni argomenti, anche perché il rischio di rimanere fossilizzati sulle proprie convinzioni è sempre altissimo e aprirsi al punto di vista dell'altro é compito piuttosto impegnativo per un essere umano. La storia insegna. Non pensavo che sarei riuscita ad essere costante, ma ora che sto scrivendo con il treno in movimento mi fa pensare che la motivazione é stata sempre più forte, anche più della stanchezza.

Ecco perché continuo a pensare che le passioni vadano coltivate. Sono terapeutiche, perlomeno per me la scrittura lo è stata e renderla pubblica credo anche di più. Oggi che mi trovo a scrivere il 100° post posso dire che è stata un'avventura fantastica. Sentire persone che mi leggevano e poi sentivano il bisogno di condividere con me il loro punto di vista è stato gratificante, ancor di più sapere di aver suscitato una riflessione.

Oggi però questo post rappresenta soprattutto l'occasione per ringraziare di cuore le persone che hanno preso parte alla prima presentazione del mio libro "Quando le foglie scadono". É stata una serata appassionante, ricca di domande, interesse e curiosità. Hanno partecipato lettori attenti, seri e sinceramente coinvolti dal tema trattato. Né è nato un dibattito durato circa due ore che ha fatto scorrere il tempo più velocemente.

Sono arrivata alla fine, insieme al relatore nonché consulente scientifico dell'opera Daniele Bianchini, senza neanche rendermene conto, tanto era stato il coinvolgimento. Non sono abituata ad esposizioni in pubblico e ne ero intimorita, e invece non potevo avere platea migliore. Persone appassionate di fantascienza ed estremamente curiose che si sono dimostrate interlocutori vivaci e attenti.

La presentazione è durata più del previsto, ma alla fine ero veramente soddisfatta, anche perché penso di non averli annoiati e per uno scrittore/oratore non è mai una cosa scontata.
Spero che il libro non vi deluda e vi restituisca il dovuto ringraziamento.


domenica 31 luglio 2016

La donna dai mille volti


Ero intenta a scrivere questo post per parlare di una donna, ma un evento improvviso mi ha fatto cambiare idea ed ora eccomi a parlare di un altro personaggio, sempre di una lei si tratta. La prima donna della quale avrei voluto parlare è la candidata alla Casa Bianca, Hillary Clinton, quella che invece ha fatto velocemente virare il mio pensiero, portandomi a decidere di dedicarle queste righe è Anna Marchesini. 

Lo faccio il giorno dopo la sua morte solo perché il mio blog è nato da poco e sia la sua breve vita sia il poco tempo a disposizione non mi hanno permesso di dedicarle il ringraziamento che le avrei sempre dovuto per i momenti divertenti che mi ha fatto vivere.

Lei, donna poliedrica ed elegantemente ironica, ha dato vita a molti personaggi che, come aveva affermato in un’intervista, sono tratti dalla realtà, resi concreti da un’attenta osservazione di ciò che ci circonda. In fondo in ognuno di noi ci sono aspetti di queste personalità, più o meno marcati, ed è l’artista, sia esso un comico o uno scrittore, ad enfatizzarli per farne oggetto di risate.

La sua ironia, fine, a tratti pungente, è espressione di un’intelligenza vivace e profonda che la rende maestra nell’uso dell’espressività e della gestualità che sapientemente prendono il posto delle parole, quando queste potrebbero risultare eccessive. Era in grado di plasmare il suo volto, caratterizzando in maniera brillante questo o quell’altro soggetto, anche a rischio di diminuire la sua bellezza e questo la rendeva un’artista seria e al servizio del pubblico, come poche.

Ha continuato a servirlo anche quando la malattia le ha deformato le ossa, indebolito la salute, cambiato i tratti somatici, ma mai la sua volontà di continuare ad essere artista totale, attrice, autrice, scrittrice, regista.

Ci ha fatto ridere e non solo, ci insegna a ridere di noi stessi, come lei ha fatto di sé, attraverso i suoi personaggi: “ mi pare afferrato il concetto che sono proprio una bella figheira..” quando la fidanzata di Don Rodrigo fa capire quanto sia consapevole della sua avvenenza, nella serie televisiva dedicata ai Promessi Sposi. 
Insomma a non prendersi troppo sul serio, in ogni ambito della vita, soprattutto quelli in cui ci si dedica con passione, come ha fatto lei con il teatro. 

Esilarante la sua ironia sul teatro classico, quello con la t maiuscola, quello importante, in cui gli attori sono tragici sin dalla prima prova di lettura.
“…e dolore… e morte… e lacrime… e paura… e silenzio… e strage…e lutto… e angoscia…e  ansia… e che palle sto spettacolo!”
“…quelle attrici che il teatro è la mia vita, prendo un cappuccino… e mentre lo chiedo già sto facendo Chekov!”

Nella sua ultima intervista a Che Tempo che fa, parla con leggerezza della morte: “…la vita e la morte vanno a braccetto” e racconta della madre che vestiva i morti, soprattutto persone sole che si erano affidate a lei per essere vestite nel momento in cui sarebbero passate ad altra esistenza e di come lei ci parlasse raccogliendo le loro impressioni sugli abiti indossati.

Ed è proprio nel mezzo di un funerale che insieme a Massimo Lopez e Tullio Solenghi ridicolizza i luoghi comuni più gettonati, mostrando la superficialità del pensiero e dell’informazione tipica della nostra società: “…non c’è più la mezza stagione…si passa dal freddo, freddo,freddo al caldo, caldo, caldo, non sai mai che cosa mettere…guardi secondo me è colpa del buco dell’ozono…ma di tutti quei missili che mandano per aria…l’ombrello spaziale…da quando hanno fatto l’ombrello spaziale non piove più! …è vero! ...si stava meglio quando si stava peggio…

L’insegnamento più grande ce lo dà quando si presenta con i segni della malattia, ad aggredire la vita, con grinta ed ottimismo, regalandoci un altro aspetto della sua poliedricità: la scrittura.
In un intervista in cui presenta il suo libro “Moscerine” parla del suo raccontare anche vicende che non ha vissuto ma che nascono da una profonda curiosità e attrazione per la storia delle persone. 
Anche qui un insegnamento a non fermarsi alla superficie di ciò che vediamo e che giudichiamo con troppa fretta. 

“…sono innamorata della vita delle persone…quando si dice ma perché quello fa così, perché potrebbe fare così..nei miei libri c’è la caldissima spiegazione del perché una persona fa in quel modo, non mi interessa come fa, se fa bene o se fa male, mi interessa andare dentro al come ci è arrivato.”






domenica 20 marzo 2016

Non è mai una goccia nel mare


Quando ci si sofferma a riflettere e a scrivere sulla parte oscura della natura umana, si è costretti, proprio malgrado, a dover ammettere ignobili vizi e disonorevoli inganni. Anche questo è l’uomo, ma non ci fa piacere constatarlo, così tanto di frequente.

Però poi, quando meno te l’aspetti, capita che qualcuno ti ricordi che l’uomo è anche altro. E ti rendi conto che avevi davvero bisogno che quel qualcuno interrompesse il circolo vizioso del pensiero che vuole l’uomo come una serie di proprietà negative che pur rimescolate portano sempre al medesimo risultato. 

Nicolò Govoni, questo è il suo nome, si presenta a me un giorno raccontando in breve la sua storia e parlando di un libro scritto da lui, con il quale raccoglie fondi per aiutare i ragazzi di un orfanotrofio.
Per i motivi descritti sopra, la diffidenza non mi permette di abbandonarmi immediatamente alla contentezza per aver trovato un esempio di genuina dedizione al prossimo, d’altronde la rete pullula di gente che si traveste. 

Ed invece, verifico con estrema gioia che la storia di questo ragazzo non solo è veritiera, ma merita di sicuro che venga raccontata, seppur in breve.
Nicolò ha 22 anni e da tre anni è volontario a Dayavu Home, un piccolo orfanotrofio in India. 

"Uno" è il libro che ha scritto per raccontare sia la sua storia personale che quella dei bambini che vivono in quest’orfanotrofio. 
Da un estratto del profilo su Facebook : In conclusione, quella che avete davanti è la storia di un grande viaggio. Ma non solo un viaggio intrapreso, gridando, sul tetto di un treno diretto al Taj Mahal, bensì un viaggio a fondo nel petto dei personaggi, indagando le problematiche individuali e sociali dell’India moderna, dalla condizione femminile all'alcolismo, dall’industrializzazione ai matrimoni combinati.
‘Uno’ è un intreccio di amore, morte e fede, solitudine, inadeguatezza e felicità, abbandono, perdita, nostalgia e speranza, nella spasmodica ricerca che accomuna tanto un ragazzo di vent'anni quanto un uomo di cinquanta: la ricerca dell'identità.
Vivere questa storia ha cambiato la mia vita per sempre. Spero che leggerla possa rendervi felici.

Clicca qui per acquistare “Uno” in versione cartacea:http://amzn.to/1OHbvVV
Clicca qui per acquistare “Uno” in versione eBook:http://amzn.to/1jY5mtd
Clicca qui per leggere un estratto di “Uno”:www.nicologovoni.com

I proventi delle vendite del libro saranno totalmente devoluti in beneficenza ai protagonisti del romanzo, i bambini dell’orfanotrofio Dayavu Boy’s Home.

Io mi limito ad acquistare il libro e per pochi euro so di sostenere una causa importante che un ragazzo di 22 anni porta avanti in prima persona.
Anche se una buona azione può sembrare che non cambi niente se confrontata con quanto sarebbe necessario nel mondo intero, in realtà non è mai così. 

Basti pensare al fatto che nel corso della storia alcune persone, sono state in grado, da sole, di portare cambiamento ed evoluzione. Ed in fondo non sapremo mai quale sarebbe stato il mondo senza di loro o privato di quelle solitarie, preziose gocce nel mare.  

Io sono felice di averne vista cadere una ed auguro a Nicolò di continuare tenacemente questo viaggio straordinario.


martedì 22 dicembre 2015

Il senzatetto più famoso del web


Ieri ho visto un’intervista di Fabio Fazio a Richard Gere, andata in onda domenica scorsa. Parliamo di un attore famosissimo che quasi alla soglia dei settant’anni ha fascino da vendere a molti altri. Ma non è di questo che voglio parlare. Mi interessava sentire ciò che aveva da dire un uomo che pratica buddismo da molti anni, particolarmente vicino al Dali Lama e, cosa che non sapevo, sostiene da molti anni Survival International. Si tratta di un’organizzazione che difende i diritti umani dei popoli indigeni e tribali nonché il loro habitat da qualsiasi forma di persecuzione o razzismo. Mi sembrano ottimi motivi per rimanere ad ascoltare quanto ha da rispondere alle domande di Fazio.

Rispetto agli attentati di Parigi dice che i cattivi sono pur sempre persone e che si possono redimere, e che noi, ipoteticamente buoni, dovremmo saperli perdonare. A questo punto cita concetti di un certo peso quali la compassione e l'empatia. La prima è un sentimento di sofferta partecipazione ai mali altrui, mentre la seconda è il processo psicologico per cui ci si identifica con un'altra persona riuscendo a condividerne le emozioni. Qui metto in pausa il video e mi fermo a riflettere. 

Penso che se ogni essere umano possedesse queste che hanno tutta l'aria di essere delle virtù degne di santificazione, beh allora vivremmo su un pianeta che non è l'attuale. Se parliamo di perdono allora diventa ancor più difficile quando si devono fare i conti con un amico o un familiare perso a causa di una furia omicida all'apparenza senza spiegazione. Però penso che se un buddista praticante come lui, parla in questi termini probabilmente si tratta solo di esercizio, meditazione, concentrazione e alla fine si può arrivare ad essere, se non all'apice della perfezione, almeno degno di continuare ad occupare un posto su questa terra. 

A questo punto avrei voglia di togliermi tanti dubbi ed invece mi tocca subire l'accostamento di due fotografie, il Dalai Lama e il Papa, e la necessaria domanda di Fazio su cosa possano avere in comune i due.  

Richard, costretto a rispondere, dice che senz'altro vogliono entrambi la felicità degli altri prima che la propria, anzi in realtà non parlano per loro stessi perché non sono degli egocentrici. Alla voce egocentrismo il dizionario mi risponde: "Tendenza a porre se stessi al centro di tutto, subordinando ogni cosa al proprio interesse personale, alla propria volontà e ambizione" praticamente i cardini su cui è fondata l'esistenza di gran parte dell'umanità. 

Forse qualcuno penserà che esagero, però subito dopo Fazio diffonde la foto di Richard acconciato da barbone per un film e lui ammette che in 45 minuti in cui era circondato da tantissime persone, nessuno lo ha riconosciuto, neanche degnato di uno sguardo più approfondito. Insomma ce n'è da fare tra meditazione, riflessione, lavoro su noi stessi per migliorarci e rendere questo un posto migliore dove vivere. 

Però su web l'abbiamo degnato ben più che di qualche occhiata visto che la foto ha ottenuto 85 milioni di visualizzazioni. Forse su in rete la bontà per esprimersi non ha bisogno di laboriosi processi mentali, scorre veloce e senza intoppi. Qualche click e siamo tutti assolti, almeno secondo la nostra personale coscienza, perché il buon Dio potrebbe non essere del tutto d'accordo. 

Ma Gere, l'affascinante Richard, dice che lui i social non li frequenta ed io mi chiedo perché un uomo di tali vedute si debba tenere tutto questo sapere per sé. Forse ancora non sa che i click sono più miracolosi di qualsiasi insegnamento parlato. 

Alla fine di tutto penso che è una bella persona, in tutti i sensi e con un click stoppo il video.


martedì 10 novembre 2015

In ricordo del Prof Benedetto G.



Non lo conoscevo personalmente però so che si è tolto la vita, impiccandosi. Era un professore di matematica, insegnante quindi, ed amante dello studio, dal momento che aveva acquisito più di una laurea. Odio parlare al passato di una persona che ha volutamente messo la parola fine alla sua esistenza, mi sembra di assistere impotente ad una perdita inestimabile per l’intera comunità. La nostra vita continua a scorrere normalmente, giorno dopo giorno, anche se quella persona non può più farci dono del suo valore, mai più.

Una mia amica che lo aveva conosciuto, ne è rimasta profondamente dispiaciuta ed io tramite i suoi racconti ho potuto dedicargli queste poche righe. Suo figlio era andato da lui per qualche ripetizione di matematica e si erano accordati per prepararsi ai prossimi test. 
In queste circostanze molte sono le voci che circolano per cercare di dare una spiegazione razionale ad un gesto così estremo. È sempre così, la gente si sente in diritto di sentenziare e mettere l’ultima parola su un’intera vita, anche quando la persona non la conosce affatto o quasi. 

Il fatto di aver frequentato qualcuno che riveste un ruolo in determinati contesti, come può essere quello scolastico non ci rivela nulla del suo vissuto, delle sue esperienze e ancor più delle sue sofferenze. Eppure circolano le voci, si dice che la causa può dipendere da una vita eccessivamente solitaria o ritirata, o chissà per quale motivo che sembra più plausibile degli altri. Ed invece no, non ci dovremmo sentire autorizzati ad emettere alcun tipo di responso, non su una questione così intima, non quando non conosciamo niente di quell’esistenza.

Credo di aver commesso anch’io l’errore di cercare una spiegazione, ma la notizia mi aveva molto colpito ed è umano che si cerchi di razionalizzare qualcosa che va così tanto fuori dall’ordinario. E poi confidavo nella delicatezza con cui la mia amica avrebbe trattato l’argomento, altrettanto ne era rimasta colpita e dispiaciuta. 

Siamo arrivate alla conclusione che una mente così brillante avrebbe avuto bisogno di condizioni e circostanze ben al di sopra di quelle realmente vissute. E non può che sentirsi poco valorizzata in un contesto qual’è quello italiano che di certo non premia i più meritevoli. 

Alcune frasi rubate qua e là sembrerebbero confermare quest’amarezza. Sono scoraggiamenti quotidiani che minano una natura già di per sé fragile. Se non si è abbastanza forti si soccombe.

Pare che abbia lasciato un biglietto con su scritto: “Scusate il gesto. Pregate per me.” 
Io pregherò per lei Prof ed ancor più per questa comunità che non l’ha saputa comprendere e che lei senza volerlo, ha punito duramente. 

Rendendola infinitamente più povera.




venerdì 6 novembre 2015

Se la celebrità è postuma

Vincent Van Gogh - Self-Portrait, August 1889, Oil on canvas, National Gallery of Art, Washington D.C.

Google gli dedica un doodle ed io gli dedico questo piccolo spazio del mio blog, sempre gentile concessione di Google. Il suo nome è Adolphe Sax ed è ovviamente lui, l’inventore del sassofono. Brevettato e presentato ufficialmente nel 1846 Inizialmente concepito per bande ed orchestre, divenne famosissimo dopo la sua morte come strumento caratteristico della musica jazz, negli Stati Uniti, per poi divenire usatissimo in tantissime applicazioni di musica pop e rock.

Ed è proprio questo il punto, Sax divenne celebre in tutto il mondo solo quando non era più in vita. Come tanti altri artisti. La sua vita fu invece molto travagliata, boicottato duramente da altri fabbricanti di strumenti. Portato alla bancarotta per ben due volte, aggredito fisicamente e trascinato in tribunale svariate volte. I suoi dipendenti minacciati o intimoriti per costringerli a licenziarsi. Tutto ciò ebbe ovvie ripercussioni sulla sua salute, arrivando a sviluppare un tumore, fino a quando non morì in assoluta miseria. 

Non è la prima volta che un talento non venga riconosciuto quando può riscuotere i meriti delle sue creazioni; c’è una certa tendenza ad emarginare le menti lungimiranti. Menti che magari valorizzate a dovere potrebbero dar vita ad altre mirabolanti espressioni del proprio genio creativo, anticipando magari di moltissimi anni l’intuizione di qualche altra mente illuminata. O semplicemente dando luogo ad una creazione alla quale nessuno arriverà mai. Potrebbe succedere anche questo, purtroppo. 

In ogni caso non si può affermare con certezza, dal momento che non abbiamo la possibilità di vivere un’altra dimensione, quella in cui tutte le menti brillanti, eccelse, raccolgono i frutti dei loro meriti mentre sono ancora in vita, dando libero sfogo al loro estro, senza doversi confrontare con le beghe degli invidiosi o l’ostruzionismo delle piccole menti, peccato. Credo che saremmo avanti di molti, molti anni nell’evoluzione della specie e chissà, tante umane nefandezze sarebbero superate da tempo.

Ce lo dovremmo ricordare la prossima volta che ci sembra di scorgere uno sguardo che si illumina, un ragionamento al di fuori del comune, un’idea che ci sembra davvero fuori tempo. Potremmo avere la fortuna di scambiare due chiacchiere con un futuro Gregor Johann Mendel o Edgar Allan Poe. 

Scusate se è poco.

domenica 25 ottobre 2015

Ritorno al futuro passato


Mi sembra ieri che andavo al cinema con le mie amichette e la madre di una di loro ci portò a vedere Ritorno al Futuro. Mi ricordo ancora il cinema che si trovava alla fine di Via Nazionale a Roma. Beh devo proprio ringraziarla quella mamma così accorta che ha fatto sì che prendesse vita il mio primissimo approccio con la fantascienza. E che approccio. 

Da quella volta non sono più riuscita a smettere. Dopo quattro anni arriva Ritorno al Futuro II e sono in prima fila a vederlo. Eh sì, ebbi la conferma. Ero totalmente affascinata da Michael J. Fox e ancor di più da tutti quegli attrezzi futuristici che poteva maneggiare visto che ebbe la fortuna di fare un salto nel lontanissimo (per allora, siamo nel 1989) 21 ottobre 2015. Tempo per noi ormai passato. 

Il mio flirt con lui ancora dura tutt’oggi e si è fortificato negli anni, quando le sue vicende personali hanno fatto emergere un uomo di carattere, capace di fare della sua pesante esperienza un’occasione per aiutare le prossime generazioni. A trent’anni gli è stata diagnosticata una grave forma di malattia di Parkinson e lui di tutta risposta ha istituito la Fondazione Michael J. Fox che fa ricerca sulle cellule staminali. Non può che meritare tutta la mia ammirazione. In effetti ci avevo visto giusto ad invaghirmi di lui nel lontano 1989. 

Ma cosa ne è stato delle futuristiche previsioni di quel piccolo capolavoro cinematografico?

Ne prendo atto in un articolo del National Geographic in cui si parla di hoverboard, il mitico skate volante, così come le stesse automobili che viaggiavano ben lontane dall’asfalto, le stazioni di servizio intelligenti ed ultima ma non meno importante, anzi, la spazzatura che si trasformava magicamente in carburante.

Per ciò che riguarda gli hoverboard sembra che in California una compagnia di nome Arx Pax stia lavorando ad un prototipo che si muove grazie ai campi magnetici, il suo nome è Hendo. Lo sceneggiatore Bob Gale, padre dell’idea dell’hoverboard come lo abbiamo visto nel film, ha già provato l’ultima versione di quello reale. “È stata un’esperienza allucinante salire sull’Hendo, è proprio quello a cui pensavamo nel 1989”, racconta. Ma siamo un po’ in ritardo da quella previsione.

Rispetto alle automobili, siamo ancora più lontani. Nel film Doc parlava di un tempo futuro in cui non c’era bisogno di strade ed invece l’auto volante è ancora oggi un sogno. Certo ci si arriverà, ma dovremo aspettare un bel po’. Secondo Jack Langelaan, professore associato di ingegneria aerospaziale alla Pennsylvania State University, non c’è da stupirsi che la tecnologia delle auto volanti ci metta così tanto ad arrivare sul mercato. “Il pericolo maggiore è che, essendo l’auto volante un ibrido, si finisca per creare qualcosa che è la via di mezzo tra un’automobile scadente e un aereo che funziona male”, commenta.

Le stazioni di servizio intelligenti come si vedevano nel film, sono ben distanti dall’essere realizzabili. Nel Midwest americano entro l’anno arriverà sul mercato una pompa per il carburante che non è ancora dotata di intelligenza a quei livelli, però grazie ad un erogatore estensibile apre autonomamente l’ingresso al serbatoio e fa rifornimento senza bisogno di un essere umano. Non mi sembra una banalità.

Una delle scene che comunque destarono maggiormente la mia curiosità era quella in cui Doc butta dentro la mitica macchina del tempo di nome DeLorean, ogni genere di immondizia per alimentarla.  Lì si parla di una reazione nucleare all’interno del motore, però se pensiamo al concetto di trasformazione dell’immondizia in energia, ci sono già diversi esempi nel mondo. Per citarne uno: la discarica Altamont in California che produce quasi 50.000 litri di gas naturale liquefatto, grazie ai quali alimenta i 300 camion della spazzatura che lavorano nella regione. Utilissimo ma ancora troppo costoso per diffonderlo su larga scala.

Sembra proprio che gli sceneggiatori del film si siano tenuti un po’ troppo stretti con i tempi. La maggior parte delle previsioni sono rimaste irrealizzate. Azzardando due conti la data andava spostata di un centinaio d’annetti, quanto meno per il motore trincia immondizia!

Le uniche due cose che non hanno deluso sono l’uso del fax, è così che viene annunciato a Marty il suo licenziamento, e la mia cotta per Michael. 

Ha dimostrato di essere un grand’uomo. 

sabato 10 ottobre 2015

Fuori dai binari di una vita ordinaria


"Voglio che le altre persone prendano ispirazione da questa mia decisione e inizino a farsi domande su ciò che giudicano normale - ha spiegato Leonie Müller al Washington Post -. Non c'è mai una sola strada da prendere, ma sempre diverse. La prossima avventura magari ti sta aspettando ed è proprio dietro l'angolo. Assicurati solo che tu voglia davvero provarla".

Leonie Müller è una studentessa che ha fatto notizia per la bizzarra decisione di passare la sua momentanea esistenza su un treno o più precisamente su svariati treni, sbarazzandosi di una fissa dimora. Ammette di non voler vivere più da nessuna parte e di sentirsi sempre in vacanza, distratta dalle mille attrazioni che la vita in un vagone può nascondere. Leggere, scrivere, parlare con tante persone o semplicemente guardare fuori dal finestrino. 

Mi sono ricordata dei miei anni di pendolarismo in cui queste attività rappresentavano un piacevole passatempo per supplire alla lentezza e all’inefficienza dei mezzi di trasporto. A volte la stanchezza prendeva il sopravvento, offuscando la bellezza di queste semplici cose. 

Mi incuriosisce il fatto che ci sia qualche giovane cuore che decide di riempire con quelli che io chiamo passatempi, il suo vivere quotidiano. Arrivo a pensare di non averli apprezzati abbastanza, focalizzando troppo spesso la mia attenzione sugli aspetti negativi del viaggio. Con uno spirito più leggero, avrei letto qualche libro in più, avrei cominciato a pensare di scrivere un blog molto tempo prima. 

Non so se Leonie Müller deciderà di continuare a vivere in questo modo i suoi prossimi anni, è improbabile che lo faccia per tutta la vita. Di certo può vantare nella sua storia personale, un’esperienza fuori dall’ordinario. Le strade diverse di cui parlava nell’intervista, per essere percorse necessitano di una buona dose di coraggio, ma possono davvero portare dei risultati ordinariamente irraggiungibili. Magari un incontro sul treno potrebbe modificarle per sempre la vita. Magari un libro che altrimenti non avrebbe mai letto, potrebbe farle vedere le cose da un’altra prospettiva. 

Piccoli e grandi avvenimenti che in un modo e nell’altro portano ad un cambiamento. Un’opportunità di crescita enorme.

Lei, al contrario dei treni su cui viaggia, ha intrapreso un percorso diverso da quello stabilito. 

Dalla consuetudine, dalla norma, dai nostri insindacabili giudizi.

domenica 23 agosto 2015

Carpe diem



Era dai tempi del professor Keating, interpretato meravigliosamente dal compianto Robin Williams, che non si parlava di una scuola che insegnasse a vivere nel senso più profondo del termine, lasciando da parte regole e teoremi. Perché siamo abituati a vederla e viverla in altro modo. Come un dovere al quale non ci si può sottrarre, un rituale esercizio il cui fine è quello di colmare sterilmente vasi vuoti e inanimati, che invece sono circondati di carne ed ossa e si chiamano adolescenti, ragazzi. Sì insomma giovani umani che si avviano, euforici e timorosi, verso l’età adulta che si schiude di fronte ai loro occhi inesperti. 

La scuola, nei loro scoppiettanti pensieri, ha tutta l’aria di rappresentare un dovere noioso e senza scopo, perché non sono abbastanza maturi da essere altrettanto lungimiranti e capire quanto sia prezioso e di incommensurabile valore la cultura: apprendere per capire, imparare per padroneggiare il pensiero come l’azione. 
Ma loro no, non sono in grado di afferrarlo dal momento che sono proiettati a vivere frettolosamente il presente, maledetto e senza futuro. 

E allora sarebbe bellissimo se chi è preposto all’insegnamento di tante intriganti materie scolastiche, coinvolgesse non solo le aree cerebrali deputate all’apprendimento, ma anche quelle a stretto contatto con la parte più profonda di un animo in pieno tumulto. E chissà, magari partendo dal percorso inverso, i risultati ottenuti potrebbero essere di gran lunga superiori a quelli attesi.

In tempi nebulosi e consumistici, ed in un contesto ancor più conservatore come quello italiano, fanno notizia i compiti per le vacanze estive assegnati dal professor Cesare Catà del Liceo delle Scienze Umane "Don Bosco" di Fermo. 
Hanno destato l’interesse e la curiosità di moltissime persone perché non si tratta di verifiche dell’apprendimento di centinaia di nozioni o un aiuto per fissare meglio una regola o una teoria.

È un elenco di suggerimenti, consigli, inviti a fare o non fare qualcosa. Ed il professore, come per magia, diventa una presenza impalpabile che accompagna i suoi studenti, li supporta nella verifica più difficile ed importante: affrontare la vita, crescere per diventare esseri veramente umani.

Prossimamente dedicherò un post ad ognuno di questi suggerimenti. Mi sembra un’ottima occasione per riflettere su aspetti importanti e crescere. D’altronde non si dovrebbe far altro per tutta la vita.

martedì 4 agosto 2015

I ribelli della Terra


Il racconto che l’impavida professoressa di italiano aveva assegnato al ragazzo per il suo esame di terza media si intitola “I ribelli della Terra” e chi lo scrive è Carlo Petrini. Mi documento e scopro che è il fondatore dell’associazione Slow Food, un movimento culturale internazionale che pone al centro il cibo, da vivere essenzialmente come un piacere, senza frenesie o corse contro il tempo.

I ribelli della Terra sono coloro che si battono per l’ambiente, per un cibo migliore o semplicemente per non farsi omologare da un sistema che non rispetta le diversità. Perché c’è molto da dover salvaguardare: l’autenticità dei rapporti umani, la consapevolezza del valore delle cose, la necessaria attitudine a non sprecare. 

Ma è soprattutto nella parte finale del racconto che sono stata pervasa da un ottimismo  che mi sentivo in dovere di condividere con qualcuno.
Voglio riportarla per intero, riassumendola o modificandola mi sembrerebbe di rovinarla.

È una previsione ma anche una grande speranza: i nostri comportamenti possono cambiare, ci costerà davvero poco e potremo indirizzare le nostre vite verso qualcosa di più gratificante, di più allegro e piacevole rispetto a un consumo continuo ed estenuante per tutti, prima di tutto per il pianeta.

Perché tutto questo ottimismo, vi chiederete. Ho riflettuto sul fatto che le situazioni quando diventano estreme portano quasi sempre ad una valutazione che normalmente si tende ad evitare. La situazione da svariati punti di vista si sta esasperando e se anche solo la metà della popolazione del globo arrivasse a quella riflessione e cominciasse a pensare di cambiare alcuni comportamenti, sarebbe meraviglioso. Sarebbe ciò che Carlo Petrini si augura accada. Se invece si continuasse a vivere secondo i parametri attuali, beh avevo premesso che volevo infondere solo ottimismo e quindi non mi addentro in descrizioni di lugubri scenari. Non oggi. 

Nel frattempo il ragazzo finisce il suo esame e raggiante come un sole estivo si avvia verso il vagheggiato divertimento. Io spero che almeno per lui tutte queste parole incamerate non siano dei gusci vuoti, ma rappresentino lo stimolo che innesca le tanto da me amate… riflessioni. Solo il tempo mi darà una risposta.