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domenica 8 dicembre 2019

Che l'anno è nuovo lo capisci dal numero

Immagine di Tom Hill da Pixabay


Avevo lasciato i miei cari lettori con una promessa più che altro dettata dai dogmi della società moderna, rendermi visibile su una grande vetrina quale è quella di Amazon. Fare in modo di farsi riconoscere anche da un pubblico che non parla l’italiano o almeno non solo. 

Gli estimatori dell’editoria vecchio stile non amano molto queste luccicanti vetrine dove chiunque può attingere per cercare di accaparrare più monetine o più fama che spesso vogliono dire la stessa cosa. Come se la cosa più importante di tutte ossia la lettura, lo studio, l’intellettualità si perdesse in questo gran mare di offerte di dubbia qualità. 

Capisco che l’editore come siamo abituati a vederlo nel nostro immaginario è impersonato da un signore un pò su d’età, magari con grandi possibilità economiche che è spinto a dare vita alla sua idea di attività imprenditoriale solo dalla passione, enorme, irresistibile per le parole, la lettura, per questo incredibile mondo parallelo in cui ognuno di noi che ha capito il suo enorme potere si rifugia appena può. 

Però il mondo grazie alla spinta dei canali sociali tipo Facebook è cambiato e si è proiettati verso un rapido consumo delle necessità, desideri o tutto ciò di cui si ha bisogno, sempre che queste esigenze siano effettivamente reali e non create ad arte da chi ce le deve soddisfare a pagamento. 

In ogni caso si spegne lentamente l’idea del luogo dove vai e con saggia riflessione decidi cosa vuoi acquistare sia esso un libro o un film, ora tutto si muove alla velocità di rete e se non ti adegui sei necessariamente tagliato fuori. Il che non è per forza un male, lo diventa se vuoi essere parte se non addirittura il fautore di un cambiamento. Obiettivo difficilissimo se non sei piuttosto estroverso da balzare da un posto all’altro munito della tua inseparabile fotocamera che immortala ogni memorabile momento. 

Così la piccola Greta saltella da una barca ad una conferenza mondiale con la leggiadria di chi ha compreso cosa deve fare per catturare l’attenzione, se è solo un gioco di esibizione di sé o reale interesse per la questione ambientale non è poi così importante. Nell’imbarazzante scelta di questo panorama multimediale se riesce a catturare più like di una superstar con annessa riflessione sul ghiaccio che è sempre meno esteso è già una grande conquista. 

E se decidesse di tornare a scuola chi prenderebbe il suo posto? Questo lo deciderà il grande mondo che frequenta Internet che non dovrebbe essere tanto diverso dal mondo che frequentiamo nella nostra quotidianità. Vero fino ad un certo punto, perché quella realtà è costituita da tutti coloro che tra le fitte trame di una rete senza confini tirano fuori la loro natura più nascosta e diventano massimi esperti, giudici inflessibili, sentono insomma di avere un potere tra le mani, impossibile anche solo da desiderare nella concreta vita. 

Le recensioni creano punteggi, i like danno vita ad un mito, il numero di visualizzazioni rendono l’idea di chi è influente e, piaccia o meno, di chi conta. Insomma Internet con annessi e connessi è così potente che può spodestare un presidente, creare notizie falsissime, forgiare star di tutti i tipi, far diventare il buono cattivo e viceversa. 

Ma se la rete è così veloce perché il cambiamento non lo è altrettanto? Alla fine non mi sembra che si sia trasformata questa società proiettata verso il distruttivo consumismo, che anzi è diventato ancora più vorace. Il denaro non ha perso la sua importanza, e si è esacerbata l’innata esibizione di sé che ci rende piuttosto cechi rispetto al mondo circostante, quello oltre i confini della propria realtà.  

E allora se si vuole veramente fare la differenza, se si ha un gran desiderio che i prossimi anni siano l’inizio di un rapporto del tutto diverso tra le persone, tra l’uomo e la natura, tra l’uomo e sé stesso, si deve fare i conti con tutte queste realtà veloci. Io che amo la scrittura e la natura devo affrontare il grande colosso commerciale che è Amazon, chi vuole rallentare questa estenuante corsa alla notorietà dovrà diventare importante, che sembra un controsenso e in effetti lo è. 

Perché non sei in grado di destare nessuna coscienza dal basso del tuo divano di casa, ma solo dall’alto di un podio di milioni di fan. La cosa difficile è non restare impigliato nella rete del proprio narcisismo. Altrimenti i buoni propositi si perdono e con loro anche le possibilità di modificare le cose che non vanno. 

A quel punto ogni anno cambia solo di numero e rappresenta solo l’ennesima occasione mancata.



domenica 19 maggio 2019

Cuori di ghiaccio e ghiacci che si sciolgono



Correvo per andare a prendere la metropolitana e nel mio frenetico percorso non c’era nessuno che mi facesse passare, qualcuno pur vedendomi affannata volutamente si metteva di traverso o non facilitava il mio passaggio. Ovviamente sono arrivata troppo tardi e le porte mi si sono chiuse davanti agli occhi, proprio quello che non volevo, rimanere lì con tutti quegli sguardi malevoli a bearsi dell’accaduto. 

Quando sono riuscita ad arrivare nel luogo prestabilito, era buio e ho dovuto cercare le chiavi che pensavo di non avere. Alla fine riesco ad aprire e nella casa tutti devono ancora rientrare, mi sembra il momento perfetto per dedicarmi ad una cosa che non faccio mai: guardare la televisione. Comincio a scorrere i canali e mi si presenta subito davanti la faccia compiaciuta di un uomo che porta i capelli in uno strano modo, sembra quasi indossi un parrucchino sgargiante e non so se potrò credere ad ogni singola parola che pronuncerà da quel momento. 

La mia curiosità mi spinge a non cambiare canale e ciò che mi toccherà ascoltare sembra il copione di un disastro annunciato. Veramente è quello che arrivo a pensare sentendo il tipo che parla senza interruzioni, le sue parole mi sembrano prive di senso logico e volutamente forzate. Dice che non c’è nulla di cui preoccuparsi perché i ghiacci non si stanno sciogliendo. Pura fantasia di scienziati in cerca di un po’ di notorietà, possiamo tranquillamente mantenere lo stile di vita attuale, nessun pericolo. 

Aggiunge che le parole di una bambina non sono ovviamente da prendere sul serio. Credo si riferisse a quel volto che avevo visto su un cartellone pubblicitario la mattina in metro. Non so a chi dare ragione, non so chi ci stia realmente prendendo in giro. Per principio voglio credere alle parole di un bambino, sempre che non sia stato troppo accanto agli adulti. Tutti quei milioni che ora seguono le sue parole come se fosse un profeta a pronunciarle. 

Mi chiedo se quelle persone sappiano che recitare uno slogan in piazza non serve a nessuno, l’unica cosa che non tradisce mai, che non riempie l’etere di inutilità è l’azione. Se credi fai, se parli e non agisci sei l’ennesimo perditempo di cui la società pullula. Sei disposto a modificare il tuo stile di vita? Mentre il tizio continua a inveire contro il cambiamento, a sbraitare contro quelli che boicottano la bistecca, contro gli ostruzionisti del consumismo sfrenato, la bimba fa proseliti, veri o presunti. 

All’improvviso mi ritrovo di nuovo in metro e non ricordo di esserci tornata. Ritrovo quelle facce ostili e a questo punto vorrei incontrare qualcuno di quei manifestanti, perché se sono le stesse persone ho idea che ci sia bisogno dell’intervento di un bravo analista. Non so cosa fare e quando seguo l’unica luce che forse mi riporta in superficie, mi sveglio di colpo. Dopo un sogno di portata mondiale, ti senti quasi importante ma di fatto non ne trai una morale. Non sempre almeno. 

Questa volta era diverso, quei personaggi esistono davvero e la situazione ha motivo di essere discussa, nel bene o nel male. Come mi pongo in questo spartiacque ideologico? Scelgo di seguire la scienza, l’unica che porta dei dati, che sperimenta sul campo, che non strumentalizza, non quella seria. Quindi decido di essere uno di quei manifestanti concreti, voglio essere meno parole e più fatti. 

Chissà se questo blog alla fine non sia contro ciò che aspirerei a  diventare, sono mie riflessioni, ma non vorrei che mi distogliessero dal portare a frutto un obiettivo. In fondo è pieno il mondo di opinionisti, c’è davvero bisogno di un ennesimo punto di vista? Sì se questo proviene da uno scrittore serio, uno che cerca di creare un prodotto da diffondere, per molti motivi, uno di questi potrebbe essere portare il pensiero ad un livello più concreto. 

La società di oggi si basa su prodotti, quindi bisogna stare al passo coi tempi. Un moderno sognatore con un occhio vigile ai repentini cambiamenti, che si avvale degli strumenti che la tecnologia ci propone. È solo un arrivederci, fino alla realizzazione del prossimo obiettivo concreto. 

Sto lavorando sull’uscita di Quando le foglie scadono su Amazon sia come e-book che come libro tradizionale per i nostalgici che amano sfogliare la cara, preziosa carta. Obiettivo successivo è l’uscita di alcuni racconti di supereroi, non i soliti però. Alla mia maniera, come siete abituati a conoscermi, senza spegnere il cervello tra una risata e l’altra. 

Se nel frattempo dovesse capitare qualche articolo interessante, lo porterò alla vostra attenzione, tanto per solleticare l’innata curiosità di ognuno. Perché alla fine se si crede fortemente in qualcosa di sano e costruttivo, è necessario portarlo avanti, la collettività abbonda di perditempo, ha invece dannatamente bisogno di fautori dell’evoluzione, di esseri pragmatici che riportino la società ad un livello vivibile da tutti, umana appunto. Che ognuno dia il suo contributo.


martedì 26 giugno 2018

Le false notizie che confondono



Se addirittura la Commissione Europea si è mossa per porre rimedio urgente e significativo vuol dire proprio che la questione oltre che seria è anche grave. Per dirla tutta e quindi renderla ancora più preoccupante è stata definita “una vera minaccia per la coesione e la stabilità delle nostre società e per le istituzioni democratiche”. 

Insomma da starci seriamente attenti o come si dice familiarmente stare sul chi va là senza mai abbassare la guardia. Le false notizie, le bufale o per essere internazionali le fake news si annidano come vespe nei meandri più insoliti e senza preavviso irrompono spargendo veleno, inquinando il vivere sereno.

Tocca farci i conti giornalmente e quando meno te l’aspetti a proporti le bufale sono persone che conosci molto bene, che stimi e che non immagineresti mai come vittime di un qualsiasi raggiro. Invece circa una settimana fa tramite whatsapp mi arriva una notifica che riguardava un eventuale avvistamento di cane abbandonato da segnalare ad un numero verde o ad un cellulare. 

Inizialmente non lo avevo letto con attenzione, l’ho fatto solo in un secondo momento quando la stessa persona mi ha detto che si trattava di una bufala e si scusava per l’imperdonabile svista. Tra persone amiche ci si perdona tutto, ma chi sta dietro a questa redditizia finzione gioca anche sul fatto che i messaggi hanno oggi una diffusione rapida e massiva, che non si ha il tempo di verificarne l’autenticità e soprattutto non se ne ravvede la necessità quando la notizia viene inviata da un contatto conosciuto, una persona di cui ci si fida. 

E senza neanche rendercene conto diventiamo il vettore ideale attraverso il quale spargere il virus più letale e anche più pericoloso perché è infido, insidioso, silenzioso, veste i panni rassicuranti di una nonnina che dà consigli, che prepara succulente merende e che vuole solo il tuo bene. 

In realtà chi muove i fili di questo gioco planetario si frega le mani, pensando quanto sia stato facile fare profitti non solo economici, e di quanto sia facilmente influenzabile la popolazione mondiale. La quale non spende neanche un attimo del suo tempo per verificare che ciò che sta inviando al familiare, amico o conoscente sia una notizia che potrebbe effettivamente cambiargli in positivo la vita o, e qui viene il bello, rivelarsi pericolosamente dannosa. 

I motivi di tale inquietante gioco di società in cui i vincenti sono quelli che mettono in piedi l’informazione, la confezionano e la diffondono a regola d’arte sono certo legati al guadagno, ma non solo. Se telefono ad un numero fasullo creo profitto a qualche malintenzionato, se vado su internet attraverso un collegamento e magari inserisco i dati della carta di credito rischio che altri la esauriscano a mie spese. Purtroppo questa è solo una piccola parte dell’enorme rete delle informazioni false e tendenziose.

Basti pensare alle dicerie o pettegolezzi che riguardano la reputazione di una persona, storie inventate e alimentate da un sentimento negativo che passano di bocca in bocca e lentamente screditano, fanno terreno bruciato attorno ad un nome senza che gli untori si siano neanche mossi dalla loro poltrona. 

E anche quelli che dicono di non essere influenzati da quanto arriva alle loro orecchie, in realtà hanno una mente più laboriosa delle intenzioni, che, nei meandri più profondi della coscienza, ha costruito un poco democratico pregiudizio dal quale l’ignaro destinatario dovrà continuamente difendersi.

Il meccanismo della diffusione mediatica delle bufale è il medesimo e riguarda tutti gli ambiti anche quelli piuttosto insidiosi dell’alimentazione e della salute. Qui i danni sono pesanti e non è stato ancora esaurito l’effetto domino di informazioni prive di evidenza scientifica che hanno creato il pregiudizio su alimenti o ancor peggio farmaci salvavita. 

Bisogna ammetterlo, è stato un gioco al massacro, una vera e propria demonizzazione di questo o quell’alimento, che ha portato in massa ad un’eliminazione totale dalla dieta senza che tutte queste teorie fossero supportate da uno straccio di evidenza scientifica. Pare che il glutine, la farina bianca e il latte siano stati quelli più massacrati e su quest’ultimo si è scritto addirittura che provocasse il cancro. 

Ho voluto vedere io stessa quanto fosse facile smentire la notizia che creava attorno a questo alimento un’infamante reputazione. Esiste un elenco di sostanze dimostratisi realmente cancerogene stilato dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro e non solo il latte non è contemplato, ma chi ne esce male è la carne, soprattutto quella lavorata, che se consumata tutti i giorni si rivela piuttosto pericolosa. 

Ricordiamocelo quando ci troviamo davanti al banco dei salumi o in procinto di comprare l’ennesima bistecca. Astenendoci compiremo un atto di clemenza verso noi stessi e il pianeta.

Credo che dovremmo cominciare a fare esattamente questo, prima di buttarci senza regole nella rete della diffusione compulsiva, prendiamoci del tempo per pensare e verificare, il tempo che i burattinai sperano di avere dalla loro parte, che crea scompiglio e fa cadere le certezze. 
Quello necessario a creare falsi miti, il tempo che serve per raggiungere il proprio scopo.



domenica 3 giugno 2018

Un caffè con il Maestro



La storia scrive nel suo lento ma anche veloce trascorrere, brutte pagine di violenza e sopraffazione che dovrebbero indicarci una diversa strada per il futuro progredire della specie. Ci troviamo nell’anno 2018 ed è ancora lontano un punto di svolta, quello che ci porterà ad una concezione del vivere insieme sullo stesso pianeta del tutto differente da quella odierna. 

Nell’altra faccia della stessa medaglia, quelle pagine ci mostrano la parte luminosa dell’essere umano, incredibilmente ingegnosa, che sfida le leggi del tempo. Ed eccoci che noi stessi rimaniamo estasiati ad ammirare i frutti di un così grande intelletto, nella speranza che prenda il sopravvento sulla parte oscura, quella che non vorremmo ci appartenesse. 

Impossibile non cedere alla tentazione di una beata contemplazione di quanto è stato prodotto in campo artistico soprattutto per chi vive in un paese quale è l’Italia che ha dato i natali a uomini di ingegno e talento superiori, ineguagliabili. 

Decido che è giunta l’ora che torni in quel di Firenze, culla d’arte e sapere, luogo privilegiato dove speri di perderti in solitudine circondata da tanta bellezza, per la quale non sono ancora stati coniati i giusti termini per descriverla. Ma rimango delusa, perché quella solitudine è una chimera. 

Come biasimare migliaia e migliaia di persone che come me desiderano bearsi di tale magnificenza, interrogandosi sul come sia possibile che l’essere umano sia in grado di creare così tanta bellezza e macchiarsi di orrendi crimini. Quando decido di concentrarmi su ciò che vedo distogliendo il pensiero dal lato oscuro, ha inizio un’esperienza totalizzante. 

Immersa in un luogo reso eccelso dai suoi artisti, il cui talento fu alimentato fino a raggiungere livelli impensabili da grandi estimatori delle arti e della cultura quali erano i Medici. Fino all’ultimo atto di generosità verso le generazioni future, Il Patto di Famiglia firmato dall’ultima rimasta della casata, Anna Maria Luisa de’ Medici che di certo la fa ricordare per la sua saggia lungimiranza. Grazie a lei, chi è venuto dopo, il casato asburgico dei Lorena non ha potuto portare via nulla, tutte le opere d’arte dovevano rimanere per ornamento dello Stato, utilità del Pubblico e per attirare la curiosità dei Forestieri

Ed è così che entrando a Palazzo Pitti, ogni stanza pullula di tale meraviglia firmata da nomi quali Tiziano, Tintoretto, Botticelli, che non si sa dove posare lo sguardo che inquieto continua il suo vagare fino a quando si ferma perché non riesce a staccarsi dalla celeberrima creazione del David alla Galleria dell’Accademia. Giorgio Vasari artista e storico contemporaneo di Michelangelo scrisse “…E certo chi vede questa non dee curarsi di vedere altra opera di scultura fatta nei nostri tempi o negli altri da qual si voglia artefice…”

Parla delle opere altrui ma il Vasari è coautore di un Giudizio Universale dipinto all’interno della cupola della Cattedrale che mi tiene con il collo piegato in totale e devota ammirazione, la stessa che mi fa dimenticare del rumore delle voci e del susseguirsi delle braccia che si sovrappongono a fermare l’immagine della sublime, incantata Venere del Botticelli agli Uffizi. 

Dopo un’altra giornata che mi rimette in pace con il mondo e mi fa ancora avere fiducia nel genere umano, mi fermo ad un caffè per riposare il fisico provato da tanto girovagare.
Il luogo è particolare, caldo e sofisticato, sento che potrei passarci interi pomeriggi a scrivere.

Nel lento calare della sera, non riesco ancora ad elaborare tanta bellezza assorbita tutta d’un fiato e mentre aspetto che la cioccolata si freddi, mi giro verso lo specchio che riflette l’immagine di un uomo che non ho visto entrare, vestito in abiti di altra epoca, nella qual barba lunga e non curata ho creduto di riconoscere il maestro Michelangelo Buonarroti.

Si siede davanti a me, sistema le sue vesti come se non fosse la prima volta in quel luogo. 
“Quando lascerà la città?” 
Non so se faccio parte di una fortunata casualità o se sono l’ennesima turista con cui decide di scambiare qualche parola, potrebbe anche essere la terribile stanchezza a giocarmi un brutto tiro.
Lui non si fa scoraggiare dal mio silenzio.
“Capisco quanto possa essere difficile, io quando ho dovuto partire per Roma, lasciando alcune opere non ancora compiute, non ho dormito le notti seguenti.”
E se fosse tutto vero per quanto terribilmente assurdo? Non posso perdere quest’opportunità. Mi faccio forza e comincio a pensare a tutto quello che vorrei domandargli.
“Maestro è un onore per me, stare qui con lei. Le sue opere la rendono eterno.”
Scoppia in una risata benevola. “Sono qui a dimostrarlo! In verità sono solo un’artista che ha saputo fare bene il suo lavoro.”
“Come può essere così modesto? Lei ha creato dei capolavori!”
“Così son stati giudicati e ne sono felice, ma ricordi… la bellezza è negli occhi di chi guarda e ammirare un’opera d’arte è un viaggio del tutto personale.”
“Ciò che oggettivamente è bello non può essere giudicato altrimenti, chiunque non può affermare il contrario” dissi con decisione.
“L’uomo è capace di distruggere il bello, e le macerie sono tutte uguali.”
“Ma è stato anche capace di salvare molte opere dai danni dell’Arno o del tempo che passa.”
“La crudeltà o la beatitudine son delle scelte. Quando tutti decideranno di cercare solo la bellezza, quella spirituale, allora cesseranno le meschinità.”
A quel punto non potei fare a meno di chiedergli: “Maestro, esiste Dio?”
Lui sorrise toccandosi la lunga barba: “La fede è nel cuore di chi crede…”

Rimasi qualche secondo attonita. Sono sicura che non mi avrebbe fatto la scortesia di non rispondere alle altre domande che avevo in serbo, ma commisi l’ingenuità di abbassare lo sguardo verso la tazza di cioccolata fumante che man mano disperdeva il suo calore.

Quando lo rialzai lui non c’era più. Svanito come il vapore che lentamente si disperdeva davanti ai miei occhi. 

Con un po’ di dispiacere mi voltai verso la cupola del Brunelleschi, immersa nell’oscurità del cielo, in sospeso tra pioggia e tramonto. Non avevo parole per descrivere la bellezza di ciò che stavo osservando. Anzi sì. Sublime.




domenica 12 novembre 2017

Quando partono i cervelli


In questi giorni si parla di pensioni, l’ennesima volta, e del loro adeguamento all’aspettativa di vita che, buon per noi, si allunga. Quindi le persone che rappresentano la forza lavoro oggi in Italia, dovranno andare a riposo sempre un po’ più tardi, forse per fare posto alle generazioni future. Ma di quali menti parliamo? Chi saranno i prossimi lavoratori, coloro sui quali si fonderà la forza economica e si spera anche intellettuale del nostro paese? 

In realtà questa speranza è molto flebile, ad un punto tale che si sta spegnendo. In termini pratici, di intellettuale rimarranno probabilmente solo i circoli in cui qualche cervello benestante parlerà in maniera distaccata del declino culturale di cui soffriamo da anni e potranno lamentarsene solo loro perché gli altri avranno dovuto emigrare per potersi garantire una vita al di sopra della soglia della dignità. 

Lontano dagli affetti familiari e da una terra che nonostante tutto amano e nella quale avrebbero amorevolmente offerto grande parte del loro immenso sapere. Ma no, questa terra li caccia via senza pietà e al posto loro fa entrare braccia, forza lavoro che non ci farà competere per alcun premio o riconoscimento di eccellenza. Manovali, badanti, pizzaioli che appagheranno il palato ma non la voglia di sapere. 

In effetti se già abbiamo poca autostima di noi stessi, delle nostre potenzialità, perché mai dovremmo avvalerci di geni o anche solo di serie professionalità? 
Perché quando ci si riferisce ai cervelli il pensiero non deve andare automaticamente a ricercatori o studiosi alla ricerca di un nobel, stiamo perdendo anche altro, sempre di qualità. 

Persone che hanno una specializzazione in qualche campo, senza necessariamente essere laureate. Lavoratori qualificati che dovrebbero essere pagati di più perché valgono di più, e qui siamo ad un altro punto cruciale ossia il merito che non viene valorizzato. Seguendo logiche clientelari e che ben poco hanno a che fare con ciò che è giusto, chi rimane fuori sono coloro che per sfortuna o onestà intellettuale si dichiarano al di là di quanto è già deciso. 

Oltre le regole di una sana competizione, al di là dei confini di un paese che non ha nessuna voglia di modificare quest’andamento, forse perché quelli che non vogliono cambiare sono la maggioranza che in questo sistema di cose ne trae enorme beneficio.

E sono qui a domandarmi il perché nessuno si preoccupi di questa emorragia di intelletto che ogni giorno ci impoverisce sempre di più, tanto meno lo hanno mai fatto seriamente i politici di turno, non è una questione così importante da trattare con serietà intorno ad un tavolo?

Mentre prendo atto del fatto che più che evolverci, stiamo perdendo la nostra identità, passo ad un secondo articolo in cui si parla del dramma dei giovani laureati. I quali non solo non vengono adeguatamente orientati su quale sia il corso più adatto alle loro capacità o predisposizioni, da spendere poi sul mercato del lavoro con più facilità, il punto è che non vengono neanche considerati un patrimonio di cui avere cura. 

Insomma i ragazzi vengono abbandonati a loro stessi, come se non fossero una risorsa preziosissima, ma piuttosto carne da macello il cui futuro non ha alcun valore. 

Il risultato è facile da intuire, il numero di laureati si riduce nel corso degli anni, aumentano coloro che abbandonano e soprattutto si perdono numeri nell’alta specializzazione. In pratica si scoraggiano i ragazzi con grandi capacità, le grandi menti del futuro che non lo diventeranno mai, in quanto per adeguarsi al mercato sceglieranno altro per poi finire a fare un lavoro sottopagato che nulla ha a che vedere con il proprio titolo, anch’esso inadeguato. 

Per contro, quelli che seguiranno con caparbietà il loro istinto, per eccellere saranno costretti ad andare altrove, verso paesi che li attendono con ansia per vedere aumentare nel tempo il loro PIL. Stiamo contribuendo in maniera significativa all’involuzione del mondo intero, sì perché siamo bravi in molti campi ed altrettanto bravi a distruggere tanta eccellenza. 

Si dice che il talento di un bambino debbano essere i genitori i primi a riconoscerlo e coltivarlo, allora si può ben dire di quanto sia un pessimo genitore questo paese. Per colpa nostra potrebbe non esserci un altro Einstein, e invece il mondo ha maledettamente bisogno di una mente brillante. 

D’altronde perché preoccuparcene, non è una questione che ci riguarda se siamo fermi con gli occhi al nostro piccolo, insensato mondo. 



domenica 2 aprile 2017

Il corpo dice ciò che la mente elabora



Siamo sempre più abituati ad ascoltare per appagare la curiosità piuttosto che per riflettere, comprendere e cercare di risolvere o aiutare a farlo.  Quindi l’ascolto è il più delle volte fine a sé stesso e non propositivo rispetto alla soluzione di un problema. 

Questo accade quando ciò che passa attraverso i timpani è il suono prodotto dalle parole. Non molto diversa è la reazione quando ciò che ci troviamo ad ascoltare e ad elaborare è un segno, un sintomo, un segnale di fumo da parte dell’organismo. 

Il corpo ci parla eccome, perlomeno cerca di comunicare, sta a noi cogliere queste richieste, interpretarle, riflettere sul da farsi, su come risolvere una situazione che evidentemente non tolleriamo. In un corso che ho frequentato di recente si parlava proprio di questo, dei disturbi psicosomatici, di quando il corpo fa emergere ciò la mente elabora direttamente dal cervello. 

Un circolo che può diventare vizioso qualora i pensieri non trasudano serenità, le riflessioni sono avvolte da cupe atmosfere, e tutte queste negatività dovranno uscir fuori per non ucciderci del tutto e l’unica via che hanno è l’organismo al completo. 

Il punto è che una volta tirate fuori rimane uno stato di sofferenza continua, un’infiammazione perpetua che può essere il preludio a vere e proprie malattie, anche serie. Sempre che baciati da un colpo di genio ci rendiamo conto noi stessi che il problema di salute per cui ci fanno vagare da uno studio medico all’altro non verrà fuori da un esame del sangue o una risonanza magnetica. 

Qualcuno potrebbe obiettare che dovrebbe essere il medico stesso ad accorgersi che si tratta di un problema che origina nel posto dove si producono i pensieri, ma a quanto pare ancora non c’è questa consapevolezza  tra gli stessi professionisti della salute. 

Si eviterebbero molti esami inutili qualora si valutasse la possibilità che dietro un disturbo della pelle, dell’intestino, del cuore si cela un disagio, un malessere di cui si dovrebbe parlare, che dovrebbe uscire fuori come un fiume in piena. E alla fine parlando, parlando, si prende coscienza che è necessario mettere in atto un cambiamento: nello stile di vita, nel proprio modi di porsi, nelle persone che ci circondano. 

In effetti come ci fa notare la stessa relatrice, la brillante dott.ssa Torlini, abbiamo la tendenza a lamentarci dei problemi, a rivestire alla perfezione il ruolo di vittime.  Le quali, se si trovano ad incontrare persone nella stessa situazione, fanno ridondare quel problema al punto tale che assume proporzioni gigantesche. Ben più grande di quello che dovrebbe. 

L’approccio giusto dovrebbe essere quello di chi si pone di fronte alla difficoltà e assume un atteggiamento propositivo, volto se non proprio alla eliminazione, quanto meno al cercare fattivamente una soluzione. Uno spirito diverso che probabilmente ci porrebbe in maniera differente rispetto al nostro corpo, una posizione di ascolto alla quale certamente non siamo abituati. 

Ciò a cui siamo educati è curare un sintomo, un disturbo e poi la malattia attraverso dei composti chimici che sistemano i guasti, fanno sparire un dolore, zittiscono ciò che non ci piace sentire. In fondo non siamo esseri nati per soffrire, tutt’altro. Noi miriamo alla perfezione sempre e comunque e se qualcosa non va come dovrebbe cerchiamo di correggerla. 

Il problema sorge quando questi piccoli involucri ripieni di chimica li ingeriamo frettolosamente anche quando si potrebbe rimediare in modo diverso, o addirittura quando non necessario. 

Cominciamo a porci con un’ottica alternativa, cercando di analizzare ciò che non va nella nostra vita, attuando dei cambiamenti, chiedendo aiuto se non ce la facciamo da soli. La relatrice ci ricorda che il cervello e di conseguenza la mente hanno un potere enorme che noi sfruttiamo al minimo. 

Abbiamo forza ed energia da vendere, ma non ne siamo consapevoli, semplicemente ci lasciamo andare. Non facciamo prevenzione o ne facciamo troppo poca. Una semplice passeggiata nel parco tutti i giorni o imparare ad affrontare diversamente le situazioni. 

Cominciare ad agire sulle cose possibili è gran cosa, e perché non c’è nessuno che ce lo ricorda? 

Forse in troppi vogliono che assumiamo sempre e comunque quei piccoli involucri chimicosi.


domenica 26 marzo 2017

L'unione fa la forza, bruta


Un vecchio detto recitava: “In compagnia prese moglie un frate…” stando a significare che anche le cose più inconcepibili per il singolo individuo, possono accadere se trascinati dal volere di un insieme di persone. La storia prima e la cronaca quotidiana poi, ci insegnano che dal più temibile dittatore al più sprezzante dei bulli si è rivelato fondamentale il supporto di altri individui. 

Non sarebbe infatti rimasta traccia delle loro nefandezze, se non ci fosse stato un più o meno nutrito gruppo di sostenitori che rafforzavano parole e comportamenti privi di ogni logica ed in piena violazione dei diritti umani. Chi è a capo di una qualsiasi organizzazione avrebbe ben poco da organizzare senza la risorsa che in primis ne costituisce la ricchezza e la prosperità. 

Non parlo di denaro o qualsiasi altro bene materiale, seppur di incommensurabile valore, mi riferisco ad un capitale che non può essere sostituito, non acquistabile sul mercato delle cose. 

Quello umano è un patrimonio di cui sia i peggiori criminali che i più incalliti filantropi non possono fare a meno, perché attribuisce un potere fuori misura e senza tempo, tanto che tutt’oggi ricordiamo con disgusto o nostalgia azioni e gesta di un cattivo o di un buono con milioni di proseliti. 

Sarebbe interessante poter verificare come gli individui presi singolarmente, non avrebbero il coraggio di affermare con vigore e sfrontatezza quanto pronunciato dalla massa nel suo intero. La quale conferisce la forza necessaria per veicolare un messaggio, renderlo credibile agli occhi di chi non si è ancora “convertito”. E gli scettici finiscono pure per trovare qualche ragione valida per non demonizzarlo completamente. 

Perché i veri cattivi sono anche grandi manipolatori, e fanno a gara tra di loro per far credere che l’inferno non esiste. Così che i deboli di pensiero di cui hanno un disperato bisogno, possono unirsi a loro senza troppi sensi di colpa.

All’interno di piccoli, grandi gruppi di singoli che pensano, dicono e fanno le stesse cose, si creano realtà parallele dove il bene e il male hanno altri contorni e chi è fuori diventa sacrificabile. 

Al primo posto c’è un obiettivo da raggiungere e una logica, seppur distorta, da seguire. Che se ne infischia dei diritti degli altri esseri umani e rimane ancorata nelle maglie di una forte personalità, quella del leader. Perché anche nel branco c’è sempre un capo, qualcuno che sa usare le parole meglio degli altri, in grado di mostrare un’invincibilità da supereroe, capace di infondere sicurezza e autostima. 

Magari qualcuno potrebbe obiettare che anche Gandhi o Martin Luther King potrebbero rientrare in questa descrizione, ma alla fine il male esercita maggior fascino e con la sola forza delle parole non si riesce a prendere il controllo di buona parte di mondo come ha fatto Hitler.  

Nel qual caso oggi avremmo un pianeta completamente diverso. Invece ci tocca fare i conti con un’attualità pesante dove si ascoltano notizie di stupri collettivi in cui le vittime, deboli ed indifese subiscono violenza ed umiliazione. Portandosi dietro traumi che li segneranno per sempre, una visione della realtà cruda e crudele, difficile da cancellare. 

Oppure attentatori che vanno in giro ad eliminare più persone possibili, in cambio di una salvezza eterna, Perché così enuncia la religione alla quale appartengono? L’ombra di uno o pochi altri manipolatori prende corpo, qualcuno il cui potere si accresce sempre più, man mano che il suo disegno si realizza. 

Che ne sarebbe di loro, se le pedine che credono di poter plasmare a loro piacimento cominciassero a ragionare autonomamente? Se prendessero coscienza di essere utilizzati per scopi diversi da quelli rifilati nel messaggio dell’organizzazione? 

Dove la società mostra debolezza, non diffonde cultura, qualità di vita, non è salda su alcuni valori quali il rispetto, non potrà mai rappresentare una valida alternativa ai messaggi sicuri e verosimili di provetti dittatori, abili imbonitori o chi ha un disperato bisogno di esercitare il potere. 

A costo della vita, possibilmente degli altri. 


domenica 19 marzo 2017

Tu con leggerezza decidi, io pesantemente subisco


Qualche giorno fa un mio amico di cui non avevo notizie da un po’ mi scrive che ha avuto il morbillo. È stato molto male, addirittura nell’impossibilità di scrivere al cellulare in quanto non vedeva bene. Fin qui nulla di strano se non fosse che la persona di cui sto parlando non si trova più in età scolare e non dovrebbe essere esposto a rischi di questo genere. 

Per il semplice fatto che da anni esiste un vaccino che ci protegge da questa malattia, dalle complicazioni sempre imprevedibili. In realtà dovrei usare il tempo condizionale, perché ciò che in teoria fila piuttosto liscio, nella pratica non sta andando affatto come dovrebbe. 

Stiamo perdendo l’immunità di gregge che salva dalle complicanze di un virus o un batterio anche chi, per problemi di salute, non può vaccinarsi e questo grazie al fatto che la maggior parte della popolazione lo è. Se però la percentuale delle persone immuni scende sotto la soglia del 95% allora comincia ad affacciarsi più di qualche possibilità che i germi possano sopravvivere e ricominciare a banchettare con le nostre povere membra. 

A quanto pare il morbillo è proprio una delle malattie per le quali si stanno registrando aumenti esponenziali dei casi tra la popolazione e questo perché, dati alla mano, già solo nel non lontano 2015 la copertura vaccinale era scesa all’85%, troppo distante dal 95 che ci terrebbe al sicuro. 

Ed anche se il virus del morbillo non è tra quelli per cui è obbligatoria la vaccinazione, ma solo consigliata, bisogna tener presente che ci sono categorie di persone il cui organismo non è in grado di difendersi, per i più svariati motivi. Quindi, anche una malattia in teoria non letale, per alcune persone può diventarlo, per via delle loro difese immunitarie compromesse. 

Se poi parliamo delle vaccinazioni obbligatorie, la gravita delle conseguenze in caso della perdita dell’immunità di gregge, si fa ancora più pesante. In quel caso si avrebbe di nuovo a che fare con nomi più inquietanti e tra questi spicca la devastante poliomielite. 

Non posso dimenticare i racconti di mia madre a proposito delle terribili conseguenze di questo virus. Viene anche chiamata paralisi infantile, perché se riesce ad entrare nel sistema nervoso centrale ne colpisce i neuroni con esiti devastanti. E queste conseguenze sono state sotto i suoi occhi per svariati mesi, dal momento che accompagnava una sua giovane nipote a fare fisioterapia in un ambulatorio che accoglieva molti altri piccoli pazienti. 

Le scene alle quali ha dovuto assistere erano veramente strazianti, con menomazioni che deturpavano il corpo e facevano veramente sperare in un miracolo. Il quale arrivò nel 1950 con la realizzazione del vaccino che diminuì drasticamente i casi, fino alla sua scomparsa nelle zone in cui veniva regolarmente somministrato. Mia madre ne fu felice e nessuno avrebbe mai pensato che molti anni dopo se ne sarebbe parlato come qualcosa di potenzialmente dannoso. 

Il “potenzialmente” ci sta tutto perché un articolo pubblicato sulla rivista Lancet e poi ritirato, privo di qualsiasi riscontro scientifico, ha fatto i suoi bei danni, diffondendo la notizia che i vaccini avrebbero provocato l’autismo. Non si sa per quale motivo, ma accade troppo spesso che i venditori di fumo abbiano più successo dei venditori di cose serie e alla fine la gente o buona parte di essa ci ha creduto. Non solo, nei social network si è riunita in gruppi o comunità dove hanno eretto un muro più duro di quello di Berlino, per non permettere l’ingresso a notizie che sfatassero tale radicata convinzione. 

Ovviamente le uniche informazioni che girano in questi circoli chiusi sono quelle che confermano ciò in cui si crede. Questo fenomeno si chiama esposizione selettiva alle news per usare un termine ancor più moderno, anche se qui di evoluto non c’è proprio nulla. Ancor meno se consideriamo che tale disinformazione la diffonde anche chi dovrebbe essere il paladino della correttezza, e dovrebbe farsi carico della crescita della comunità. Il cosiddetto personaggio pubblico, in alcuni casi anche amministratori della cosa pubblica e lì la curva dell’avvilimento raggiunge il suo punto più basso.

Bisogna invece ribadire che i vaccini prima di essere utilizzati vengono sperimentati per lungo tempo e anche dopo la commercializzazione sono sottoposti a continui controlli da parte delle aziende che li producono.

I ricercatori ormai da anni perdono il sonno alla ricerca di vaccini contro l’Hiv o l’epatite C, virus temibili e pericolosi che una volta penetrati nell’organismo decretano tutto un altro destino, con un finale non certo da film romantico. Perché tante persone perdono il loro tempo a ricercare, visto che il giorno che finalmente riusciranno a realizzarlo, per molte altre non sarà affatto da festeggiare? 

La notizia che circolerà in quei gruppi, riguarderà l’ancor più grave pericolosità di un vaccino che concepito in era moderna sarà intriso di sostanze ancor più elaborate, e quindi ancor più dannose.

Nuovo circolo vizioso e punto accapo. Sarà l’epoca del risveglio dei morti, magari Freddy Mercury che ci ha perso la vita per quel virus, tornerà sotto forma di ispirazione improvvisa per un cantante altrettanto famoso e il titolo del pezzo potrebbe essere: “Per favore, non mi far morire una seconda volta.”





domenica 5 marzo 2017

Le etichette solo al supermercato, please!

Ben lontani dal padroneggiare un pensiero libero, abitanti di una piccola o grande comunità che sia. La società stessa influenza il nostro giudizio, senza che neanche ce ne accorgiamo. Quando iniziamo una conversazione con una persona che non conosciamo, non dovremmo in teoria avere alcun tipo di opinione, né bianco né nero. 

Semplicemente un’ idea dovremmo farcela man mano che la conoscenza si fa più approfondita. E parlo di un tempo abbastanza lungo, in quanto una frequentazione superficiale non ci dovrebbe delineare un identikit perfetto. Forse fornirci un orientamento che, man mano che navighiamo nel complicato mondo di un altro essere umano, ci spinge in una direzione. 

Modificabile da venti contrari o meno, ma solo un marinaio esperto può dire la sua e questa consapevolezza ci arriva dalla conoscenza profonda della persona. Oggetto del nostro inevitabile giudizio, come noi saremo del suo. Dopo aver narrato di come la valutazione di quello che è un individuo ai nostri occhi dovrebbe arrivare dopo svariati accadimenti, belli e brutti, giungiamo a raccontare ciò che invece succede nella realtà. 

Quando vediamo per la prima volta una persona, non sappiamo nulla né del suo passato né delle cose che ama fare. Il suo carattere e la sua indole sono per noi un universo tutto da scoprire e per questo sarebbe piuttosto avventato esprimerci in merito. 

Per formulare un giudizio indicativo anche se non ancora completamente appropriato, ci aspettano diverse occasioni da condividere, per ora siamo ancora in alto mare. Invece, nonostante non siamo dei navigatori esperti e non sappiamo granché delle acque nelle quali stiamo nuotando, tracciamo una rotta, ci fingiamo grandi conoscitori e filiamo sicuri verso una direzione. 

Ciò che ci dà tanta sicurezza, quello su cui ci basiamo per le nostre valutazioni è un pacchetto già pronto, fornito dalla stessa società. Pensieri e valutazioni già impacchettate e distribuite liberamente sotto la sigla “stereotipi”. Lasciando il marinaio alla sua navigazione e tornando con i piedi per terra, ci ritroviamo con un lui o una lei appena conosciuti e il famoso pacchetto che ci evita un dispendio di energie e tempo, dal momento che elargisce giudizi senza il minimo sforzo. 

Lo stereotipo è esattamente questo, un modello convenzionale, un luogo comune, una frase fatta, che poco ha a che vedere con la valutazione caso per caso, basata sul soggetto che ci troviamo di fronte. 

Sembrerebbe che giudichiamo senza conoscere, affibbiamo etichette come fossimo al supermercato, cataloghiamo e prezziamo senza troppe remore. Tutto partendo dalla innocua visione della persona, la sua razza, etnia, abbigliamento o quant’altro ci permetta di delineare un quadro che dovrebbe essere solo indiziario, invece diventa accusatorio e in molti casi inappellabile. 

Il nostro giudizio è quanto di più efficiente si possa immaginare, rapido, produttivo e con il minimo dispendio di risorse, visto che usa modelli già pronti. Anche la scienza pare essere di questo avviso e dopo un attento studio si trova a dover affermare che si ragiona per stereotipi. 

Attraverso particolari tecniche, anche con l’uso della risonanza magnetica funzionale, si è dimostrato che appena si visualizza un viso scattano categorizzazioni da parte del cervello, senza che ci sia un reale riscontro oggettivo. 

Come potrebbe se la persona non ha neanche proferito parola? Per esempio ad un uomo di colore generalmente si attribuisce uno stato d’animo rabbioso, una donna asiatica si presume che sia felice. Non oso pensare che altre attribuzioni possano mettersi in moto quando prendiamo in considerazione anche l’abbigliamento. 

Purtroppo questi giudizi sommari ed il più delle volte sbagliati, guideranno le nostre azioni, condizionando inevitabilmente il rapporto che si costruirà con quell’individuo. 
Influenzati e plasmati da una società che molte volte dimostra di non essere evoluta. 

Ci piace definirci esseri liberi, ma la verità è che siamo incredibilmente suggestionabili, spesso incapaci di mettere in atto un ragionamento svincolato da modelli e pregiudizi che inquinano il pensiero, annebbiano la logica e ci fanno assomigliare a tanti soldatini. 

Tutti uguali, obbedienti e con gli stessi gusti. La bambagia per chi deve vendere i suoi prodotti o le sue idee su larga scala, all’opposto di una società dove tante diversità convivono pacificamente e l’unica cosa prodotta in grande quantità è il benessere. 

Siamo fermi al punto in cui Star Trek è solo un telefilm e non un ideale a cui tendere. 

Chissà se lo sarà mai.



domenica 19 febbraio 2017

Fin laggiù dove non arriva il sole


Proprio dove non penseremmo mai che la mano dell’uomo può arrivare, la ricerca scientifica ci riserva delle sgradite sorprese. 

Parliamo di profondità inaudite, anche 10.000 metri al di sotto della superficie del mare. Affermeremmo con convinzione che non sarebbe possibile trovare tracce di inquinamento negli abissi marini, fosse anche solo per il fatto che quei luoghi sperduti non li conosciamo granché.

Eppure nei tessuti di piccoli crostacei che in quei meandri ci vivono, è stata identificata la presenza di diossine e del famigerato DDT. Da noi come in altri paesi industrializzati è stato messo al bando da anni, ma in altri, dove persiste il problema sanitario della malaria, viene largamente utilizzato. 

Si tratta di inquinanti che resistono incredibilmente alla decomposizione e per questo possono essere trasportati facilmente dall’aria e dall’acqua anche lungo distanze importanti.

I detriti e le carcasse di animali arrivano ai piccoli crostacei che li ingeriscono; la catena alimentare fa il resto. I livelli di inquinanti sono alti, tanto quanto quelli di zone industriali lontane migliaia di chilometri dalle fosse oceaniche.

Siamo in grado di portare ovunque testimonianza delle attività umane, anche a chi vorrebbe vivere in pace la sua vita di creatura marina, circondata da acque cristalline che lo sono sempre meno. Questo dovrebbe disgustarci visto che la prospettiva è quella di essere privati di esotici luoghi da raccontare per accrescere il proprio ego.

Ma come facciamo a sapere che abbiamo raggiunto il fondo, nel senso più letterale del termine?

Fin dagli anni cinquanta, non ne eravamo consapevoli. Dal momento che le profondità massime che riuscivamo a raggiungere erano i 2000 metri. La tecnologia ci ha dato una mano a scavare sempre più in basso, fino ai vertiginosi 10.000 metri, dove si arriva a valori di temperatura e pressione incompatibili per un corpo umano. 

Il fatto che ha sorpreso gli stessi scienziati è che il profondo oceano è strettamente legato alle acque di superficie. Più di quanto si potesse immaginare. 

Nonostante i sottomarini telecomandati, si sa ancora molto poco di questi luoghi inesplorati, almeno non direttamente. Aver scoperto livelli così alti di inquinamento, li rende paradossalmente più vicini. Tanto da rivelarci quanto siamo distruttivi. 

Un messaggio inviatoci dalle profondità che dovrebbe davvero farci riflettere. Su quanto stiamo rovinando del prezioso patrimonio naturalistico del pianeta che ci ospita. Se è vero che di quei luoghi ne sappiamo meno che del suolo lunare, ora siamo coscienti del fatto che li abbiamo inquinati. 

Piccoli crostacei che ci inviano un chiaro segnale su quanto sia necessario cambiare rotta. In questi esseri le concentrazioni delle sostanze estranee sono ben al di sopra di quelle ambientali, il che diminuisce di molto le distanze dai nostri palati. 

Sembra incredibile quanto i chilometri possano, in alcune occasioni, accorciarsi incredibilmente. Il mondo allora, ci sembra veramente più piccolo di quanto dovrebbe. 

Una fossa oceanica, a 10.000 metri dalla superficie dell’acqua che ci rinfresca durante un bagno estivo, non è poi così remota. Un mondo sommerso e sconosciuto che nasconde segreti e processi ancora a noi ignoti. 

Estremamente affascinante studiarlo, altrettanto triste scoprirlo non più puro. Una razza piuttosto distruttiva la nostra. 

Ha senso cercare altri pianeti vivibili? 

Solo se fosse necessario per sopravvivere, non per disperdere le nostre indelebili tracce anche più in là dell’atmosfera, oltre che nel profondo blu.



domenica 15 gennaio 2017

Se la bufala non è una mozzarella


Leggendo la traccia di un tema assegnato da una professoressa ad una classe di seconda superiore, ho pensato che ci sono delle volte in cui chi insegna si rivela brillante. Semplicemente perché cerca di sviluppare in chi si prefigge di educare uno spirito critico, quell’andare oltre l’apparenza delle cose che distingue una materia che assorbe ogni stimolo proveniente dall’esterno, da un’altra che seleziona e filtra secondo un processo interno del tutto indipendente.

Alla fine tutti siamo materia, quando si è particolarmente plasmabili si diventa inconsapevolmente uno strumento in mano a qualcosa di più evoluto, che utilizza quell’intelligenza di troppo con scopi non sempre onorevoli.

Il sistema generale della società di cui ognuno di noi fa parte, sfrutta  la mancanza di senso critico, assorbire senza domandarsi, la totale mancanza di lungimiranza, che si trasformano nel più grande affare che gli estremisti, gli assetati di potere, i più grandi speculatori del pianeta possano desiderare.

Ritornando al tema accennato, il titolo è di quelli che il Professor Keating scriverebbe sulla lavagna, magari ammiccando per alludere che si tratta di qualcosa di veramente importante su cui riflettere: “Come si può verificare la veridicità delle notizie.”

Dal momento che tutti noi siamo fruitori di internet, navighiamo in un mare di informazioni alle quali attingiamo per i più diversi scopi e non è cosa di poco conto capire se quanto leggiamo risponde a verità o meno.

Il problema serio nasce quando nessuno di noi si pone neanche il dubbio e prende per oro colato ciò che legge e, cosa ancor più dannosa, lo condivide con altre persone, dando la possibilità a quella notizia, forse vera forse falsa, di prendere il via della viralità.

Sembra che non sia successo nulla ed invece con un banale click abbiamo veicolato dati, numeri, nomi, immagini verso amici e conoscenti che non si sa che uso ne faranno a loro volta. 

E se si trattasse di una notizia che riguarda la salute, magari la ricetta miracolosa per curare definitivamente il cancro?

L’uso dell’aggettivo miracoloso mi fa grandemente sospettare che dietro ci sia qualcosa di strano. I titoli gridati attirano la nostra curiosità e fanno in modo che noi quella notizia la clicchiamo, si spera senza crederci. Intanto però con quei click, qualcuno dietro il sipario ha raggiunto l’obiettivo di attirare gente e se tutto va secondo i piani, una volta raggiunto il sito, per errore si clicca su una pubblicità.

A noi, ancora una volta, ci sembra non sia accaduto nulla, ma chi sta dietro questo marchingegno se la ride mentre conta le banconote.
Il fenomeno ha assunto proporzioni così vaste che gli stessi big, Google e Facebook, se ne stanno preoccupando, cercando di rimediare mettendo dei filtri alle notizie.

A quanto pare le informazioni false che girano sul web superano quelle vere e anche la quantità di persone che le condivide spaventa, l’Ansa mi dice un americano su quattro, si tratta di una grossa cifra.

Se ci può consolare, anche giornalisti e personaggi famosi sono caduti nella trappola, dando voce a delle emerite bufale. Ancora fanno notizia quelle diffuse da Beppe Grillo riguardanti temi rilevanti in materia di salute. La più eclatante, che attende ancora una smentita ufficiale, è quella in cui dichiarava lui stesso che l’Aids non esiste, bollandola come la bufala del secolo. La bufala nella bufala, un alto lavoro di ingegneria mediatica.

Dopo aver appurato che il problema esiste ed è pure importante, si può pensare alla soluzione. Non facile visto che sono gli stessi lettori che le notizie dai titoloni gridati se le vanno a cercare come un cacciatore famelico la sua preda.

Se decidiamo di non prestarci al gioco dei burattinai e sarebbe il caso di cominciare a pensarci, come possiamo lasciare le notizie fasulle abbandonate a quello che dovrebbe essere il loro destino cioè l’oblio?

A meno che ciò che stiamo leggendo sia scritto su siti autorevoli, verifichiamo la fonte attraverso un motore di ricerca, magari utilizzando appositi siti nati per scovare le bufale (l’elenco si trova sotto il post), è probabile che la stessa notizia la troviamo su siti seri ridimensionata, con immagini diverse e numeri di tutt’altro valore. 

Qualche accortezza in più dovremmo metterla in campo se parliamo di notizie riguardanti la salute, rischiando di mettere in pasto ai maghi stregoni persone alla disperata ricerca di belle notizie. Chiedere al proprio medico non è un consiglio da sottovalutare.

In ogni caso vale il principio nascosto dietro ai più grandi imbrogli.
Dubitare delle apparenze, chi arriva come colui che salva il mondo forse è tutt’altro. 

Chi usa il megafono probabilmente vuol dare risalto a qualcosa che in qualche modo riempirà le sue tasche, di denaro potere o semplice orgoglio.

Chi grida al miracolo, spera forse che il miracolo si compia davvero e tutti accorrano come api al miele?

Se lo scopo è far accorrere un esercito di persone utilizzando parole ad arte, poniamoci sempre la domanda “A cosa serve questa folla immensa?”

La storia ci insegna che gli eserciti possono creare grandi disastri, a vantaggio di pochi, pochissimi abili imbonitori.