domenica 6 novembre 2016

Spaventi da un penny

Il testo contiene qualche spoiler

La traduzione letterale di Penny Dreadful, la serie televisiva di cui vorrei parlare e che vorrei consigliare, è esattamente questa. Gli spaventi da un penny erano pubblicazioni divenute popolari nel Regno Unito nel 1800, grazie al loro basso costo, 1 penny appunto, tra le classi meno abbienti. Lo stile narrativo che li caratterizzava era ispirato al romanzo gotico, un misto di romanticismo ed horror. 

La loro brevità, i toni sensazionalistici, lo stile trascurato dal punto di vista grammaticale e le immagini esageratamente forti, ne facevano racconti di qualità tutt’altro che eccelsa. Gli illustratori disegnavano in base alle direttive degli editori che li spingevano a raffigurare scene drammaticamente d’effetto: “Gli occhi devono esser più grandi, e ci dev'essere più sangue, molto più sangue!"

Anche se questo non impedì che divenissero fonte di ispirazione anche per importanti scrittori. Fino ai nostri tempi in cui, addirittura alcune star del cinema si scomodano per interpretare i personaggi della serie che segue quel filone. Le storie un po’ rivisitate di Victor Frankenstein, Dorian Gray, Dr Jekill, il conte Dracula che si intersecano sino a formare un trama unica in cui si fondono elementi oscuri che non danno fiducia sul futuro dell’esistenza umana ed opportunità di rinascita che non spengono del tutto la fiamma della speranza.

Streghe, vampiri e licantropi si fronteggiano nell’eterna lotta tra il bene ed il male, tra Satana e Dio, mai giungendo a creare scene orrorifiche per il puro gusto di tenere incollato più pubblico possibile, com’era ai tempi dei racconti brevi e come è spesso una certa fetta di odierno intrattenimento.

Io, che non amo il genere horror o le scene eccessivamente forti, avevo seri dubbi inizialmente, ma ero eccessivamente incuriosita per evitare del tutto la possibilità di cominciarne la visione.
Alla terza puntata, quando mi sono resa conta della straordinaria qualità, dalla fotografia ai costumi, dall’incredibile intreccio alle magnifiche interpretazioni, era già troppo tardi, non ne potevo più fare a meno.  

I dialoghi sono pura poesia ed ascoltarli fa immergere lo spettatore ancor di più nella storia, un’ora in cui davvero non si pensa ad altro e più che spaventare fa riflettere ed immaginare. 

Qualcuno l’ha chiamato l’Eva Green Show, dal momento che è lei il personaggio principale, contesa tra il diavolo e il conte Dracula, capace di dar vita ad un personaggio poliedrico, magnetico, fulcro della trama e degli altri protagonisti.

La sua interpretazione è sublime, l’esempio più significativo di quanto l’attrice sia abile nell’ipnotizzare lo spettatore, non più in grado di discernere tra realtà e finzione, e la scena in cui Satana prende possesso della sua anima, nell’ambito di una seduta spiritica non si dimentica facilmente. Bellissima ed inquietante.

In un opera d’arte è lo spettatore che fa la differenza, il suo occhio può dare risalto ad un particolare significativo per la maggior parte o tralasciare gli elementi che ne hanno decretato il successo. 

Nel mio caso, nell’intrigante carrellata di nomi resi famosi dai loro creatori, quali Dorian Gray o il Dr Frankstein, ciò che ha avvinto irrimediabilmente la mia mente è stato John Clare, denominata anche la Creatura, uno dei mostri scaturiti dalla perversa fantasia di Victor Frankenstein. 

Lui è la personificazione della crudele ipocrisia, della mostruosità intrinseca alla società. Colei che crea i mostri, poi se ne vuole disfare, li spinge ai margini in un perverso gioco che sfida la sanità mentale del reietto.

“Il mondo ha un cuore di pietra” non può che pensare diversamente, ma nel momento in cui potrebbe riscattare la sua natura, esce fuori l’amore più puro, una rinuncia durissima e pregna di generosità e gentilezza.

È in quel momento che ho pensato che i veri mostri si presentano bene, hanno un bell’aspetto e parlano senza sbavature. 

I veri mostri imbrogliano lo sguardo, tranquillizzano ingannevolmente.  

“C’era un tempo in cui prato, bosco e ruscello, 
la terra e ogni essere a me noto, 
sembravano ornati da una luce celestiale
la gloria e la freschezza di un sogno,
non è più come era prima,
mi giro ovunque posso
di giorno o di notte
le cose che ho visto ora non posso più vederle
ma c’è un albero, di molti uno
un singolo campo che osserva dall’alto
entrambi parlano di qualcosa che è passato
la viola del pensiero ai miei piedi ripete lo stesso racconto
dove è scappato il barlume visionario?
dove sono ora, la gloria e il sogno?”

la Creatura nell’ultima scena della serie.





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